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Nucleare iraniano. L'Occidente invoca sanzioni

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Nucleare iraniano. L'Occidente invoca sanzioni

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Nuove e più dure sanzioni contro l’Iran. Questa la parola d’ordine che circola fra le diplomazie occidentali, nel giorno in cui Teheran dovrebbe partire con l’arricchimento del proprio uranio al 20%, come ordinato dal presidente Ahmadinejad. Un tam tam che sulla scia dell’“unica strada rimasta”, di cui ha parlato il segretario americano alla difesa Robert Gates, è rimbalzata da Washington e Parigi, fino a Londra a Mosca.

Teheran rispedisce però le accuse al mittente. “E’ da mesi – fa sapere attraverso il suo ambasciatore alla Aiea, Ali Ashgar Soltanieh – che attendiamo una risposta dell’Occidente. Ci hanno costretto a questo passo, respingendo la proposta di inviare all’estero il nostro uranio debolmente arricchito, simultaneamente alla ricezione del combustibile di cui abbiamo bisogno”.

Destinazione ufficiale un reattore con finalità mediche. Una tesi che però non convince molti analisti. “Sappiamo tutti – dice François Gere, presidente dell’Istituto francese di studi strategici – come una volta raggiunto un arricchimento al 20%, nell’arco di un anno sia possibile ottenere uranio arricchito al 90%. La soglia cioè necessaria per impieghi militari”.

Perché l’Onu possa intervenire contro Teheran, decisivo è il via libera della Cina: membro del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, in passato già dichiaratosi contrario a nuove sanzioni.