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Barroso, un percorso politico all'insegna della flessibilità

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Barroso, un percorso politico all'insegna della flessibilità

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La capacità d’adattamento, da cui il soprannome di camaleonte, così come il fatto di assecondare gli interessi dei grandi paesi dell’Unione, sono valsi a Josè Manuel Barroso una seconda presidenza della Commissione europea. 
 
Il capogruppo degli eurodeputati socialisti Helmut Schulz si è espresso nei suoi confronti dicendo:  con i socialisti parla come un socialista, con i verdi come un verde.
 
Ma è come candidato di centro-destra che fa il suo ingresso alla Commissione nel 2004.
 
Membro del movimento maoista, all’epoca della rivoluzione dei garofani in Portogallo, negli anni Settanta, quasi un decennio dopo vira a destra.
  
È Tony Blair a spingere la candidatura di quest’atlantista convinto. A lanciarlo nell’agone internazionale, il summit delle Azzorre, alla vigilia dell’offensiva occidentale in Iraq, organizzato da Barroso, all’epoca premier del Portogallo.
 
Ha un programma liberale e fa suo il motto legiferare meno per meglio legiferare.
 
La crisi istituzionale provocata dalla bocciatura della Costituzione europea, lo spingerà a avere un discorso più sociale, mentre la crisi dei mercati finanziari lo convincerà della necessità di avere un regolatore internazionale del mercato.

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