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La rappresaglia della Cina sulle armi a Taiwan

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La rappresaglia della Cina sulle armi a Taiwan

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Sospensione degli scambi e dei rapporti militari, sanzioni commerciali contro le aziende statunitensi, congelamento dei negoziati sulla sicurezza. La Cina passa alle azioni concrete dopo la decisione degli Stati Uniti di vendere armi a Taiwan. Pechino parla di ingerenza negli affari interni. Per Washington si tratta di una scelta che contribuisce alla stabilità nella regione.

Taiwan ha accolto la decisione con favore, parlando di un’iniziativa volta a promuovere la pace e a dare maggiore fiducia a Taiwan nella strada verso uno sviluppo amichevole dei rapporeti con la Cina. Che ha chiesto ufficialmente di annulare la vendita a quella che considera come una sua provincia.

Dopo il Tibet e “l’affaire Google”, la vicenda rischia ora di incrinare ancora di più i rapporti tra gli Stati Uniti e quella che è ormai la seconda potenza economica mondiale. La vendita di armi a Taiwan, quasi 6 miliardi e mezzo di dollari in elicotteri Blackhawk UH-60, missili Patriot e altri armamenti, potrebbe compromettere anche gli equilibri in sede Onu, dove Washington cerca l’appoggio di Pechino su dossier quali Iran e Corea del Nord.