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Haiti esasperata da fame e disoccupazione

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Haiti esasperata da fame e disoccupazione

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Aiuti che continuano a non arrivare, interi villaggi trascurati dai soccorsi: quasi tre settimane dopo il terremoto, fame e rabbia degli haitiani si tramutano in disperazione. “Stiamo facendo del nostro meglio – la replica sul campo di Stati Uniti e Onu -. L’urgenza è estendere la copertura degli aiuti, poi potenziarli”. Una difesa che però non convince molte Ong e intere schiere di abitanti. “Di qui a poco ci trasformeremo in vampiri -gridano esasperati dal villaggio di Gressier – finiremo per mangiarci i soccorritori”.

Sempre più grave anche l’emergenza lavoro. In centinaia sono stati attirati al Ministero dell’agricoltura di Port-au-Prince dal miraggio di un impiego. Molti negozi hanno riaperto, ma per i più non c‘è niente da fare. “Attendo dalle quattro del mattino – racconta una donna -, ma non vedo speranze. Sono disposta a tutto, fare il bucato, lavare i pavimenti…”.

La politica haitiana si interroga intanto sulle proprie responsabilità. “Imparare dalla tragedia”, l’imperativo ribadito dal presidente René Preval, nel corso di un incontro col suo omologo ecuadoregno Rafael Correa. “Faremo di tutto per migliorare le condizioni degli abitanti di Port-au-Prince – ha detto -. In merito alla ricostruzione, è però anche fondamentale attrezzare le province, perché non si ripetano gli stessi errori”.

Unicef e Ong accelerano nel sostegno agli orfani: un milione, secondo le Nazioni Unite, quelli che potrebbero aver perso almeno un genitore. Priorità è ora offrire loro assistenza e sottrarli così ad abbandono e tratta dei bambini. Rodrigue ha 12 anni e al momento delle prime scosse stava giocando a pallone in strada. “Quando ho sentito la terra tremare – racconta – sono tornato indietro, ma la mia casa non c’era più. E i miei genitori erano morti”.