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Viaggio fra i bambini traumatizzati di Haiti

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Viaggio fra i bambini traumatizzati di Haiti

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È tempo di ricostruzione anche per i bambini ad Haiti. Ricostruzione psicologica.
In quest’ospedale della Croce Rossa a Port-au-Prince molti piccoli sono ancora sotto choc, ma a volte può bastare parlarci insieme per aiutarli a superare il trauma.

Jo, quattro anni, era stato ritrovato solo, nudo, steso sulle macerie dell’ospedale della capitale due giorni dopo il sisma. Non ha voluto parlare finché Magalie, una volontaria haitiana, gli ha dato un telefono con cui giocare.

Racconta Magalie: “Sì, gli ho dato un telefono. Gli ho detto: Chiami qualcuno? E lui: Pronto? Sì, sono Jo, portami dei giocattoli, dei palloni, delle caramelle, dei lecca-lecca, e non dimenticare dei chicos. Dopo che ha parlato con la persona, gli ho chiesto: con chi hai parlato? Con la mia mamma. Che cosa ti ha detto? Mi ha detto che non viene a prendermi. Perché? Perché è morta…”

Una telefonata immaginaria che ha aiutato Jo a superare il trauma.
Secondo l’Unicef, ad Haiti quasi la metà dei 9m milioni di residenti ha meno di 18 anni.

Anche Jean-Gabriel Damizet, medico francese, se n‘è occupato per otto giorni, in condizioni a dir poco caotiche: “Questa ragazza aveva una frattura del femore, piangeva, piangeva, e aveva semplicemente bisogno, oltre alle medicine per il dolore, di molta tenerezza, allora l’ho presa fra le braccia per due, tre ore si è addormentata, ed è rimasta tranquilla, così, fino all’ospedale”.

Non solo piccoli, ma piccolissimi. Il dottor Damizet ha anche dovuto far partorire d’urgenza quattro donne, due delle quali col cesareo: “Il quarto parto non solo era un cesareo, ma era un parto prematuro. Allora abbiamo dovuto arrangiarci e andare in una sala in fondo che teoricamente era inaccessibile perché colpita dal sisma, ma era lì che c’era l’incubatrice. Abbiamo fatto ripartire l’ossigeno e l’elettricità e abbiamo rimesso in funzione l’incubatrice per permettere l’arrivo di questa piccola prematura in condizioni quasi normali”.