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Donne in politica: sì del Consiglio d'Europa alle quote rosa

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Donne in politica: sì del Consiglio d'Europa alle quote rosa

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Discriminazione positiva per avere più donne in politica. È in questo senso che vanno le raccomandazioni votate ieri sera dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Raccomandazioni ispirate alle proposte della relatrice lussemburghese Lydie Err, che vanno fino alle famigerate quote rosa nelle liste elettorali, estremo rimedio per un male estremo.

La sottorappresentanza delle donne nelle assemblee parlamentari è infatti un problema grave a livello mondiale.

Nel 1975 nei parlamenti di tutto il mondo le donne erano il 10,9 per cento.

Nel 2010 sono salite al 18 per cento.

Cioè, un aumento del 7 per cento in 35 anni.

A questo ritmo ci vorranno 160 anni per raggiungere la parità.

Per la socialista Lydie Err, il sistema delle quote, da rendere obbligatorio per tutte le liste elettorali, è l’unico strumento efficace, soprattutto nei sistemi elettorali proporzionali: “Non chiediamo di amare le quote, chiediamo di instaurarle per ottenere un risultato necessario. E se qualcuno ha un’idea migliore delle quote, prenderemo quella. Sarebbe dovuta bastare la volontà politica da sola, senza le quote. Il problema è che non è stato così”.

Secondo Lydie Err, la legge migliore, sulla base dei risultati ottenuti, è quella belga, che prevede una percentuale progressiva di candidature femminili obbligatorie.
Mentre, dice, molto pericoloso è il cumulo delle cariche: “Le donne sono altrettanto e meglio formate degli uomini, ma gli apparati politici sono bloccati e blindati dagli uomini. E poiché c‘è il cumulo delle cariche, la tentazione di averne sempre di più esiste sempre, e quindi un altro elemento che dovrebbe consentire l’accesso delle donne alle responsabilità politiche è il divieto di accumulare le cariche”.

La soluzione passerebbe quindi per i partiti politici. Secondo la parlamentare lussemburghese, sono loro ad avere la chiave che potrebbe spalancare la
porta della politica alle donne.