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Haiti lotta per la vita e per il pane

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Haiti lotta per la vita e per il pane

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Caos senza controllo. Ad Haiti alcuni caschi blu uruguayani sono stati costretti ad interrompere la distribuzioni di alimenti, difronte all’impossibilità di mantenere l’ordine nella calca degli affamati.

Colpi di fucile in aria per calmare la ressa. Poi i militari hanno dovuto abbandonare il posto.

Qualche migliaio di chilometri più a Nord, a Montreal, in Canada, i Paesi donatori valutavano in 10 anni circa il tempo necessario alla ricostruzione dell’isola devastata dal terremoto del 12 gennaio. E’ stato poi fissato l’appuntamento per una conferenza internazionale sugli aiuti: si terrà in marzo, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York.

“Siamo al fianco di Haiti, non siamo lì come padroni” ha detto il Segretario di Stato americano Hillary Clinton. “Dobbiamo lavorare assieme per produrre risultati concreti per la popolazione haitiana. Lo scopo è preparare un futuro di pace e prosperità per gli abitanti di Haiti”.

A 2 settimane dal sisma le ricerche di sopravvissuti sotto le macerie sono ufficialmente terminate. Eppure una squadra messicana diretta da Hector Mendez continua il lavoro non stop: 13 le persone estratte vive. Ora scavano attorno a quel che resta del Montana Hotel, a Petionville, nella periferia della capitale. L’equipe ritiene che lì sotto ci sia ancora qualcuno in vita.

Secondo una stima del governo haitiano, il terremoto ha ucciso almeno 120.000 persone. Circa 1 milione i senza tetto.