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Auschwitz, l'inferno dove morì più di un milione di persone

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Auschwitz, l'inferno dove morì più di un milione di persone

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Sono circa le tre del pomeriggio, quel 27 gennaio, quando i soldati della sessantesima armata del Primo Fronte Ucraino arrivano al campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia. 7 mila sopravvissuti vengono liberati. Una decina di giorni prima, le SS, di fronte all’avanzata dell’Armata Rossa, sono scappati evacuando 60 mila prigionieri e costringendoli a una “marcia della morte”.

Quest’anno, i visitatori presenti alle cerimonie del 65° anniversario della liberazione avranno accesso a una mostra di foto e lettere dei testimoni di quel giorno.

Olga Sokolova è la curatrice dell’esposizione: “Gli oggetti più emozionanti sono probabilmente le lettere degli ufficiali sovietici che per la prima volta si sono trovati faccia a faccia con l’orrore di un campo di concentramento, con l’orrore di quel che accadeva ad Auschwitz. Lo chiamarono ‘la fabbrica della morte’. Erano molto scossi da quel che avevano visto”.

Dal 1940 al 1945, 1,3 milioni di persone sono deportate ad Auschwitz-Birkenau. Ne moriranno 1,1 milioni, 960 mila sono ebrei. Tutti gli orrori della Germania nazista sono concentrati qui: forni crematori, camere a gas, gli esperimenti di Mengele…
Uno dei sopravvissuti della marcia della morte racconta: “Quando andavamo ai bagni ci denudavano e ci controllavano. E a decidere chi dovesse entrare e chi invece restasse fuori era un dito puntato. Era un momento terribile, il tuo futuro dipendeva dal dito puntato di un ufficiale delle SS”.

Momenti terribili, da non dimenticare. Ma che il tempo rischia di cancellare. Per questo il governo polacco ha creato un fondo speciale per la conservazione di Auschwitz. E per questo l’Onu ha istituito la giornata internazionale della memoria.