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Oltre 100.000 morti. Ad Haiti non si scava più

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Oltre 100.000 morti. Ad Haiti non si scava più

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Ad Haiti non si scava più. A mandare avanti ricerche e squadre di soccorso, non bastano i miracolosi salvataggi delle ultime ore: un ragazzo di 22 anni e due donne di 84 e 69, estratti vivi dalle macerie a ormai dieci giorni dal terremoto.

Adesso, fanno sapere dall’Onu, si passa alla fase due: le squadre di soccorso liberate dalle ricerche saranno dirottate sull’assistenza agli sfollati. Tre milioni, secondo le Nazioni Unite, che si aggiungono alle ultime cifre diffuse dal governo Haitiano: 111.500 vittime e oltre 190.000 feriti.

Oltre mezzo milione i senzatetto che sarebbero già alloggiati in sistemazioni di fortuna. Per gli altri si lavora a un piano in due fasi, che coinvolgerà la stessa popolazione nella ricostruzione, per accelerare i tempi ed evitare che le tendopoli si trasformino in alloggi permanenti.

Port-au-Prince prova intanto a rialzare la testa. Mentre qualche supermarket ha riaperto i battenti, in città ricompaiono i coloratissimi bus privati e le prime banche tentano un ritorno alla normalità.

Letteralmente preso d’assalto l’ufficio immigrazione: luogo della speranza, dove in centinaia reclamano un visto, per lasciare il paese. Sorte che potrebbe esser toccata a 15 bambini scomparsi dagli ospedali. Secondo l’Unicef vittime di una tratta, legata al mercato illegale delle adozioni.