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Haiti, una settimana dopo

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Haiti, una settimana dopo

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Le immagini che non possiamo mostrarvi sono quelle che meglio raccontano una settimana d’inferno ad Haiti. I morti per le strade della capitale, gli arti spezzati nei crolli, i bambini con ferite che non lasciano speranza.

Emergono ora alcuni video amatoriali del lungo minuto di terremoto, martedì scorso. La chiesa del Sacro Cuore ridotta in polvere in pochi attimi, solo il crocefisso resta in piedi. Qui è morta tra l’altro Zilda Arns, attivista brasiliana più volte candidata al Nobel per la Pace.

Ieri, il crollo di un’altra chiesa andata in fiamme nella periferia di Port-au-Prince.

Le strade del Paese restano in gran parte in preda al caos: polizia, caschi blu e militari statunitensi sparano in aria soprattutto per disperdere la gente che si avventa sulle macerie in cerca di cibo o qualunque altro bene, prezioso per chi ha solo i vestiti che indossa.

Fuori dall’ambasciata, lunghe file per chi possiede un passaporto canadese e cerca di lasciare l’isola. Un uomo attende di poter ripartire con la sorella di 12 anni: i genitori sono morti, sarebbe sola ad Haiti.

Scene analoghe fuori dall’ambasciata statunitense. Washington ha deciso di concedere il visto ai bambini haitiani rimasti orfani e che hanno bisogno di essere curati.