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La difficoltà nella distribuzione degli aiuti

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La difficoltà nella distribuzione degli aiuti

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A Port-au-Prince il problema più urgente da risolvere sembra essere sempre quello della distribuzione degli aiuti umanitari. Il nostro inviato speciale ad Haiti, Luis Carballo, racconta come stanno andando le cose dall’aeroporto della capitale.

euronews: Si ha l’impressione che gli aiuti umanitari stiano iniziando ad arrivare poco a poco ai terremotati, dopo un blocco iniziale dovuto ai problemi di mancanza di sicurezza, organizzazione, infrastrutture. Questa impressione è confermata sul campo o, al contrario, gli aiuti sono sempre bloccati all’aeroporto, dove ti trovi?

Luis Carballo: “I problemi di coordinamento e sicurezza ci sono ancora, dopo 4 giorni qui non abbiamo visto alcun miglioramento in alcun settore. L’aeroporto continua a essere saturo di aiuti umanitari. Il problema continua a essere la distribuzione, poiché siamo ancora alla fase 1, ossia quella dela ricerca dei sopravvissuti. Fino al termine di questa fase, non si può iniziare con la seconda, la ristrutturazione delle case. Solo allora gli aiuti umanitari potranno circolare in modo più agevole. Il problema è che la città è completamente distrutta ed è assai difficile circolare con camion di grosse dimensioni come quelli che trasportano gli aiuti. Ma è anche vero che non si chiede nemmeno alle persone di riunirsi in un punto preciso, si fa tutto in modo improvvisato. Tutto è assai caotico”.

euronews: I problemi legati alla sicurezza continuano, per esempio i soccorritori hanno difficoltà a fare il proprio lavoro. Anche ieri una squadra di Vigili del Fuoco spagnoli ha dovuto sospendere l’estrazione si una giovane donna salle macerie. Hai potuto parlare con i pompieri, come si sentono?

LC: Sì, in effetti stamattina siamo riusciti a parlare con loro. Si tratta di un gruppo di Vigili del Fuoco della regione di Castiglia-Léon, questa vicenda li ha traumatizzati. E’ successo questo: stavano per liberare dalle macerie una ragazzina ancora in vita, 6 giorni dopo il sisma, un fatto già eccezionale. In quel momento la popolazione locale ha iniziato ad aggredire i pompieri e in quel momento, sono arrivati alcuni soldati canadesi e hanno detto: ‘o vi salvate voi, o salvate la ragazzina’. Così sono partiti in fretta e la ragazzina è rimasta. Unica consolazione: i medici a cui si sono rivolti, hanno detto loro che, anche nel caso in cui l’avessero liberata, non sarebbe comunque sopravvissuta”.