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Haiti: la popolazione a un passo dalla rivolta

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Haiti: la popolazione a un passo dalla rivolta

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Violenze e saccheggi sono ormai ad Haiti all’ordine del giorno. Si registrano anche le prime vittime della polizia: un uomo colto dagli agenti mentre saccheggiava un mercato. A Luis Carballo, nostro inviato speciale sul posto, abbiamo quindi chiesto se ritiene che la rabbia della popolazione possa degenerare in violenza. “Questo lo scopriremo nelle prossime ore e i prossimi giorni, al momento sembrano però esserci tutte le condizioni perché la violenza esploda. A cinque giorni dal terremoto, a Port-au-Prince ancora non funziona niente. Ed è proprio qui che si concentrano tutte le squadre di soccorso e gli aiuti umanitari… Potete quindi immaginare quali siano le condizioni nel resto del paese. Ad appena quindici, venti chilometri, ci sono villaggi che sono stati distrutti per il novanta per cento. E lì, dalle informazioni che abbiamo raccolto, i camion con gli aiuti umanitari non sono ancora arrivati. Anche qui nella capitale, basta allontanarsi dal centro, per trovare una situazione del tutto simile. La gente comincia a perdere la pazienza, ma perché le condizioni sono molto difficili. In gran parte della città il tanfo è insopportabile, l’odore dei cadaveri è fortissimo, mancano l’acqua e il cibo. Ci sono tutte le condizioni perché esploda una vera e propria rivolta popolare. Io, dalle testimonianze che ho raccolto, non lo escluderei affatto”.

A proposito dei contatti avuti con la popolazione, Carballo ci racconta poi la sua esperienza in uno dei sobborghi più colpiti dal terremoto, ad appena pochi chilometri dal centro di Port-au-Prince: “Siamo andati a nostro rischio, da soli, senza convogli, né scorta. Siamo stati i primi occidentali, i primi stranieri ad arrivare sul posto e a incontrare la popolazione. Quello di cui ci hanno parlato è una grande povertà, mancanza di tutto. Gli aiuti umanitari non sono arrivati, neanche una bottiglia d’acqua che gli abbiamo infatti portato noi. Questa è la situazione. Gli haitiani sono per tradizione abituati a questo genere di catastrofi: un popolo in grado di sopportare grandi sofferenze e, almeno da quanto visto finora, anche con una grandissima dignità. La situazione è molto complessa, la gente è davvero in grandissima difficoltà”.