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Haiti: ospedali al collasso, intervengono i caschi blu

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Haiti: ospedali al collasso, intervengono i caschi blu

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Un cordone di caschi blu dell’Onu per frenare l’assalto all’ospedale. Fotografia della sanità haitiana al collasso, le decine di feriti che Medici Senza Frontiere ha dovuto respingere all’ingresso di una propria struttura.

Un fiume in piena che di giorno in giorno cresce e si riversa sugli improvvisati ospedali da campo.

L’Onu parla della più grande tragedia mai affrontata nella sua storia. Peggiore anche dello tsunami in Asia, perché ha raso al suolo quasi tutte le strutture dell’isola.

La solidarietà internazionale non basta a colmare la totale assenza di mezzi. Nelle corsie a cielo aperto, gli strumenti chirurgici si lavano ormai soltanto con acqua e sapone. Condizioni estreme, in cui Medici Senza Frontiere stima di aver già soccorso circa duemila persone.

A complicare la situazione l’assenza di energia elettrica. Dal calar del sole, dicono i chirurghi, si dovrà continuare a operare indossando un casco con una lampada da speleologi.

Ulteriore piaga è la carenza di medicinali e igiene, che rischia di far degenerare semplici infezioni in motivo di amputazioni, o anche peggio.

La conferma arriva dalle testimonianze sul campo. Basta poco, perché da una ferita aperta si arrivi a una septicemia, che se non trattata in terapia intensiva può portare anche alla morte.

Cinquecento i sanitari statunitensi che per arginare l’emergenza, presto sbarcheranno a bordo della Comfort: nave ospedale con quattro sale operatorie e duecentocinquanta posti letto, che insieme a medicinali ed esperti, ad Haiti vorrebbe riportare anche la speranza di un sorriso.