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Haiti. L'esodo degli abitanti. Forse 200mila i morti

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Haiti. L'esodo degli abitanti. Forse 200mila i morti

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Fuggire da Port-au-Prince. Stremati, ormai molti dei sopravvissuti al terremoto del 12 gennaio non pensano che a questo. Scappare, con ogni mezzo, per trovare altrove cibo, acqua potabile e sfuggire alla violenza che sembra stia prendendo sempre più piede nella capitale haitiana.

Gli Statunitensi hanno assunto il controllo dell’aeroporto e ora il traffico degli aiuti che giungono dall’estero sembra diventare più fluido. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon è atteso sul posto domani, la titolare del dipartimento di stato americano Hillary Clinton arriva oggi, coi 100 milioni di dollari promessi da Washington, ma per la popolazione locale la priorità è il qui ed ora.

Fino a ieri erano solo 9mila i pasti caldi completi assicurati in città. Poi ci sono le gallette energetiche fornite dalle Nazioni Unite, ma non è facile procurarsele.

Un pacchetto di biscotti, spiega un operatore, basta a nutrire un uomo per un giorno.

Ormai si parla di almeno 200mila morti, uno dei quali è italiano, è accertato, mentre i dispersi italiani sono una ventina. 40mila corpi sono stati già sepolti nelle fosse comuni. L’urgenza per scongiurare le epidemie, facilitate dal clima caldo dei tropici, è tale che ora i cadaveri vengono anche bruciati, accanto ai giganteschi mucchi di rifiuti nelle discariche della città.