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Gli aiuti che da tutto il mondo giungono ad Haiti incontrano gravi problemi di coordinamento all’aeroporto di Port-au Prince. Lo scalo della capitale, da venerdì sotto il comando militare statunitense, è al collasso: con la torre di controllo inagibile sono soltanto novanta i cargo che ogni giorno possono atterrare, scaricare e ripartire. Un aereo francese, con a bordo un ospedale da campo, non ha potuto fare scalo. Ore di attesa per quelli inviati dal Brasile, che trasportavano cibo e medicinali.

“Ora le priorità – dice il generale Ken Keen, vicecomandante dello US Southern Command – sono la ricerca e il salvataggio dei superstiti, fornire assistenza medica e mezzi di soccorso alle zone che ne hanno bisogno”.

Tonnellate di cibo e di acqua potabile sono già state distribuite tra la popolazione, ma sembra davvero troppo poca cosa rispetto alle necessità dei sopravvissuti. Entro pochi giorni, intanto, il Pam, il Programma Alimentare Mondiale, agenzia dell’Onu, inizierà a distribuire cinquantamila pasti al giorno. Centomila quelli garantiti soltanto dalle cucine da campo della Repubblica Dominicana.

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