ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Le sfide economiche del Kazakhstan

Lettura in corso:

Le sfide economiche del Kazakhstan

Dimensioni di testo Aa Aa

La principale economia dell’Asia centrale, il Kazakhstan, assume la presidenza dell’Osce, mirando al rafforzamento della sicurezza economica dell’intera regione.

Il Paese vuole anche promuovere la costruzione di autostrade e di oleodotti tra l’Europa e la Cina, ricreando la storica via della Seta per incoraggiare gli scambi commerciali.

La principale preoccupazione del Kazakhstan oggi è evitare la recessione. L’economia del Paese cresciuta per molto tempo grazie al costo elevato del petrolio ha toccato il livello più basso dell’ultimo decennio.

Per far fronte alla crisi il governo kazako ha svalutato la moneta e ha preso il controllo delle principali banche, iniettando miliardi di dollari di denaro pubblico per rimettere in sesto l’economia.
Il presidente Nazarbayev:

“Mentre ovunque le società chiudevano, noi abbiamo fatto nascere 170 nuove imprese” afferma il presidente Nursultan Nazarbayev. “Questo ci ha permesso di creare 400mila nuovi posti di lavoro. La disoccupazione in Kazakhstan non è aumentata, anzi è diminuita, dal 7,5 per cento al sei, e tutto questo è stato fatto usando le nostre riserve”.

La rapida crescita economica del Paese negli anni duemila è stata alimentata dagli investimenti stranieri nel settori petrolifero del Caspio.

Le vaste riserve di petrolio e di gas hanno permesso allo Stato di mettere da parte abbastanza denaro per evitare che con la crisi si verificasse un collasso economico e sociale.
Ma l’abbondanza di petrolio e di gas ha anche reso fragile l’economia kazaka.

Il sistema bancario ha mostrato i suoi punti deboli: in passato è fiorito grazie alla liquidità a buon mercato, che ora si è esaurita.
Ora con la crisi le banche hanno cominciato a ridurre i crediti finanziati oltre misura in passato.
Alcune banche locali sono entrate nell’orbita di investitori occidentali interessati a questo mercato emergente.

“Il Paese pone delle sfide, ma offre anche molte opportunità”, dice Simen Munter, presidente di Eurobak, l’associazione delle imprese europee del Kazakhstan. “Credo che nel Paese ci sia la volontà di attrarre investitori stranieri, soprattutto quelli che vogliono contribuire al suo sviluppo”.

L’intervento pubblico può funzionare come misura d’emergenza, ma nel lungo periodo l’economia kazaka ha bisogno di profonde riforme che la rendano meno dipendente dal settore energetico e dal controllo statale, sostiene il docente universitario Aigul Tulembayeva.

“Questi nuovi posti di lavoro sono stati creati esclusivamente dallo Stato. E questo è sbagliato, l’economia ha bisogno di trovare le proprie risorse dall’interno, deve essere lei stessa a cercare una via d’uscita, a essere in equilibrio e a ricostruirsi, ma questo non accade. Invece di andare avanti la nostra economia ristagna”.

Non sarà facile per molti kazaki conservare gli standard di vita del passato, la loro passione per le auto costose, gli abiti firmati e gli appartamenti di lusso.

Il governo ha pianificato un programma decennale per lo sviluppo dell’industria e ha promesso grossi investimenti nel settore agricolo per sostenere l’economia e tenere a freno la disoccupazione.
Ma secondo gli esperti l’era del denaro facile è finita.

“Difficilmente ci aspettiamo per i prossimi anni tassi di crescita impressionanti come quelli degli anni duemila, prima della crisi”, sostiene Vyacheslav Dodonov, ricercatore capo all’istituto kazako per gli studi strategici. “Nel futuro immediato è improbabile che l’economia cresca dell’8-10 per cento, ma nei prossimi anni sarà stabile con un ritmo di crescita abbastanza moderato”.

Gli economisti sono d’accordo su un punto: la crisi attuale può aiutare il Kazakhstan facendogli cambiare rotta dopo anni di economia dopata dal credito e spingendo la nuova presidenza dell’Osce a imboccare la strada di uno sviluppo più sostenibile e stabile.