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Haiti: cadaveri ammassati in strada, è l'ora della rabbia

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Haiti: cadaveri ammassati in strada, è l'ora della rabbia

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Morti. Saccheggi. Carenza di cibo e medicinali. La popolazione di Port-au-Prince esplode in rabbia e contestazione. A nulla valgono sostegno promesso dal presidente degli Stati Uniti Obama e arrivo dei primi soccorsi internazionali: esasperati dai ritardi, dopo la terza notte all’aperto, gruppi di superstiti hanno eretto blocchi stradali, impilando i corpi delle vittime del terremoto.

Talmente tanti, i morti, che per rimuoverli si è dovuto fare ricorso addirittura alle ruspe. Già più di settemila, quelli sepolti in una fossa comune.

“Ormai aspettiamo da tre-quattro giorni – dice un haitiano – ma di aiuti ancora non se ne vedono. Il nostro presidente è all’aeroporto, perché non interviene? Noi ce la mettiamo tutta ma cosa possiamo fare?”.

Fra 40.000 e 50.000, secondo la Croce Rossa Haitiana, i morti provocati dal sisma di martedì. Circa 3 milioni i feriti e i senzatetto.

Dagli Stati Uniti la promessa di 100 milioni di dollari per gli aiuti umanitari e l’invio di quasi 6000 uomini, fra esercito e marines. Una settantenne residente ad Haiti è stato intanto identificata come prima vittima italiana. Restano però ancora decine, le persone che mancano all’appello della Farnesina.