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Ashton alla prova del nove, tiepidi a Bruxelles

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Ashton alla prova del nove, tiepidi a Bruxelles

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Senza infamia e senza lode. E’ il giudizio in linea con la sorpresa che sollevò la sua nomina che ha suscitato il primo, vero esame per Cathrine Ashton, Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea che ha aperto ieri le audizioni davanti al Parlamento a Bruxelles. Molti coloro che non esitano ad esprimere forti dubbi sulla preparazione della baronessa laburista per questo incarico:

“Alle domande precise che le ho rivolto non è stata in grado di rispondere” dice Jean-Luc Mélenchon. “Le ho chiesto cosa pensava dei progressi del grande mercato transatlantico e ha risposto che non ne aveva sentito parlare. Le ho chiesto quale era lo scopo della guerra in Afghanistan e se fosse in grado di identificare i nostri avversari e ha risposto che bisognava fare degli sforzi nei confronti della popolazione”.

Per Ahston la conferma dell’incarico è certa soprattutto nel timore di non trovare alternative valide. Ma euroscettici come il britannico William Legge vanno oltre, mettendo in dubbio la figura istituzionale stessa:

“La Ashton non è all’altezza del compito e ha un forte pregiudizio anti-americano. In ogni caso venti sette differenti interessi nazionali non sono conciliabili con l’autorità di un unico cosiddetto Alto Rappresentante”.

Intanto sono diversi i capisaldi della nuova Commissione: designato al posto di Commissario agli Affari Economici e Monetari il finlandese Olli Rhen. Tolleranza zero per i Paesi che con la scusa della crisi chiedessero sconti o aiuti ingiustificati: parola di Andris Piebags, origine lettone, che avrà la poltrona allo Sviluppo. Infine Commissario Europeo del Budget sarà il polacco Janusz Lewandowski.