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Nuovo anno, nuova presidenza per l'Osce

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Nuovo anno, nuova presidenza per l'Osce

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Il Kazakhstan ce l’ha fatta: è ora ufficilamente alla presidenza di turno dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Un ruolo che nessuno stato ex sovietico ha mai rivestito.

Astana’, la nuova capitale del paese, spera di ospitare presto i 56 leader dell’organizzazione, che non si riuniscono da oltre dieci anni a causa di dissensi organizzativi.

Come risultato, la crescente sfiducia tra gli stati membri ha creato una situazione di crisi per Osce, rendendola incapace di risolvere le questioni piu’ urgenti.

Il neo-presidende, Kanat Saudabayev, ministro degli Esteri del paese: “La nostra presidenza cade in un periodo difficile per Osce. Sfortunatamente, la situazione nella zona di responsabilità dell’organizzazione non solo non è migliorata ma è diventata peggiore negli anni successivi all’ultimo summit. Non sono stati risolti i conflitti esistenti e purtroppo molte nuove sfide globali sono emerse: problemi che devono essere discussi dai leader degli stati che aderiscono all’Osce. Uno dei punti principali è, naturalmente, l’Afghanistan”.

Fuori dall’area dell’Europa occidentale, il Kazakhstan occupa una posizione strategica nel sistema geo-politico: porta dell’estremo Oriente, e fascia di sicurezza, in certo senso, rispetto allo scacchiere dominato dall’estremismo.

Il direttore del principale think tank nazionale, Bulat Sultanov: “Se osserviamo la carta geografica, possiamo notare che il Kazakhstan puo’ agire da baluardo per l’Osce e per l’Unione Europea, proteggendole dalle minacce e dalle sfide che provengono dal cosiddetto ‘arco dell’instabilità’. Si tratta, soprattutto, del traffico di droga, dell’immigrazione illegale, dell’estremismo religioso e del terrorismo”.

Le sue abbondanti risorse, minerarie e petrolifere, danno al paese, il nono piu’ grande al mondo, una priorità forte: svilupparre infrastrutture su larga scala, in grado di incrementare il benessere e la sicurezza locali.

“Il Kazakhstan – aggiunge Sultanov – occupa una posizione geografica perfetta tra Est e Ovest, tra Europa e Asia: è, con cio’, uno stato euro-asiatico. E dunque il suo obbiettivo è ridare vita alla grande Via della Seta: è cominciata la costruzione di un’arteria che passa per Cina-Kazakhstan-Russia-Bielorussia-Polonia e va oltre, verso l’Europa occidentale. Il Kazakhstan è anche favorevole alla costruzione di condutture per gas e petrolio, dall’Asia centrale verso la Cina”.

E tuttavia la presidenza del Kazakhstan solleva dubbi e controversie in materie come il rispetto dei diritti umani, su cui insistono particolarmente organizzazioni non governative. Secondo attivisti locali, negli ultimi anni la situazione in ambiti quali la libertà di stampa e il sitema giudiziario si è andata deteriorando.

La ex-senatrice dell’opposizione Zauresh Battalova guida ora una fondazione per lo sviluppo della democrazia. “Nel paese – afferma – sono stati uccisi diversi oppositori politici. E anche molti giornalisti sono stati oggetto di forti pressioni o sono stati uccisi. I giornali dell’opposizione sono costantemente ostacolati e assistiamo oggi a forti pressioni sui gruppi indipendenti che difendono i diritti umani. Secondo me, l’attuale presidenza del Kazakhstan, avendo il paese disatteso gli standard internazioanli su queste questioni, è un serio problema per la nostra gente, ma anche per la stessa Osce”.

I responsabili del paese insistono nell’affermare che il Kazakhstan sta rafforzando progressivamente la democrazia e il rispetto dei diritti, considerando le proprie specificità storiche e culturali. Quest’anno di presidenza puo’ diventare l’occasione per dimostrare la consistenza di questa volontà.