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Cabinda: una ribellione che si credeva conclusa

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Cabinda: una ribellione che si credeva conclusa

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Quella dei ribelli di Cabinda è una lunga storia, che molti pensavano fosse finita: un ministro senza portafoglio del governo angolano è un ex membro del FLEC, il Fronte di Liberazione dell’Enclave di Cabinda. Fu lui a dire che la guerriglia era finita.

Cabinda è un’enclave angolana incastrata tra Congo Brazzaville e Repubblica Democratica del Congo, e in realtà in Fronte, che si è diviso in varie fazioni, è ancora attivo. Una sola di esse firmò gli accordi del 2006, le altre sono in armi, anche se quiescenti fino all’attacco al pullman dei togolesi.

Cabinda è ricca di petrolio: ne produce due milioni di barili al giorno, e per questo è soprannominata “Il Kuwait africano”. Per questo l’Angola non intende rinunciare alla propria sovranità sulla regione, occupata manu militari nel 1975, quando se ne andarono i colonizzatori portoghesi. Situazione poi riconosciuta negli accordi per l’indipendenza angolana, e dal ’75 Cabinda e i suoi 400.000 abitanti fanno dunque ufficialmente parte dell’Angola, benché geograficamente separati.