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Cina: tensioni Londra-Pechino dopo l'esecuzione di Shaikh

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Cina: tensioni Londra-Pechino dopo l'esecuzione di Shaikh

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Impassibilità e sordità di Pechino alle sue richieste di clemenza mandano Londra su tutte le furie. A poche ore dall’esecuzione in Cina del cittadino britannico Akhmal Shaikh, il premier Gordon Brown si dice “scandalizzato”. Durissima la replica del Ministero degli esteri cinese, che invita il Regno Unito a fare un passo indietro per non mettere a repentaglio le relazioni fra i due paesi.

Primo cittadino europeo messo a morte in Cina dal 1951, Akhmal Shaikh era stato trovato in possesso nel 2007 di una valigia contenente quattro chili di eroina. A suo discapito, i familiari sostengono che l’uomo soffrisse di un grave disagio mentale. Ipotesi in apparenza confortata da un suo brano musicale, che Shaikh riteneva avrebbe contribuito a riportare la pace nel mondo.

“Quello che troviamo veramente spaventoso – commenta Roseann Rife, vicedirettrice del Programma Asia e Pacifico di Amnesty International – è che le autorità non abbiano concesso le attenuanti, previste dalla legge cinese in caso di malattia mentale dell’imputato”.

Secondo la difesa, un elemento di cui avrebbero approfittato dei trafficanti, per inserire la droga nella borsa di Shaikh. Argomenti però ignorati dalla corte suprema cinese e che non sembrano convincere neanche la popolazione.

“E’ un attacco all’indipendenza del nostro sistema giudiziario – commenta una passante a Pechino -. Ogni paese ha le sue leggi. Lui ha infranto le nostre e ha meritato di esser punito”.

La Cina detiene il triste record mondiale delle condanne a morte. Oltre 1700 quelle eseguite nel solo 2008, contro le quasi 350 dell’Iran e le 111 degli Stati Uniti.