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Cina, primo Paese per numero di esecuzioni di condanne a morte

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Cina, primo Paese per numero di esecuzioni di condanne a morte

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La Cina è il Paese che applica più condanne a morte nel mondo: due terzi delle esecuzioni sono compiute in questo Paese.

E’ stato il caso di diversi industriali, a cui è stata inflitta la pena capitale all’inizio dell’anno per aver venduto il latte alterato con la melamina che aveva intossicato 300mila bambini.

In Cina la condanna a morte può essere applicata per 68 tipi di reato, dalla contraffazione al contrabbando d’oro, passando per la frode fiscale, ma nella maggior parte dei casi le esecuzioni riguardano i reati di omicidio o traffico di droga.

Tuttavia, la pena di morte è usata anche come mezzo di pressione politica. Tra gli ultimi esempi i moti inter-etnici in Xinjiang lo scorso luglio tra la maggioranza han e la minoranza uigura. Nell’ottobre 2009 sei ribelli uiguri sono stati condannati a morte.

Nel suo rapporto 2009 Amnesty International sostiene che l’anno scorso in Cina sono state pronunciate 7000 condanne a morte e che ne sono state eseguite 1700, rese note attraverso la stampa. Secondo la fondazione Dui Hua, che promuove i diritti umani in Cina e Stati Uniti, alla fine del 2009 le condanne eseguite saranno 5000.

La metà rispetto al decennio precedente quando si contavano circa 10mila esecuzioni all’anno. I condannati vengono di solito uccisi con un colpo di proiettile alla nuca. Dal 1997 viene utilizzata anche l’iniezione letale.

Dal 2007 la condanna viene eseguita una volta che la Corte Suprema ha confermato la sentenza. Questa riforma, voluta dalle autorità centrali, mirava a limitare il potere dei tribunali provinciali nel condannare a morte e a ridurre il numero delle esecuzioni.

Il 2008 per Pechino è stato l’anno dei Giochi Olimpici. Un successo per le autorità cinesi, ma non per i diritti umani. Poco prima dell’inizio delle Olimpiadi, Amnesty International denunciava la debole portata delle riforme intraprese dalla Cina nel campo della pena di morte e un sistema ancora opaco e arbitrario.