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Le vittime dimenticate dei goulag del Kazakhstan

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Le vittime dimenticate dei goulag del Kazakhstan

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A Dolinka, nella steppa innevata del nord del Kazakhstan, c‘è un cimitero, in stato di abbandono. Si chiama Mamochkino, “il cimitero della mamma”. Qui riposano centinaia di bambini nati e morti nei goulag della regione di Karaganda e del suo principale centro, Dolinka.

Durante la Seconda Guerra mondiale Stalin deportò in Kazakhstan milioni di persone sospettate di collusione con il regime nazista e, nel 1941, tutta la popolazione di origine tedesca della Repubblica del Volga, che sciolse dopo il trasferimento in massa dei suoi abitanti nei campi di lavoro.

“Non posso dire che oggi sia proprio un tabou”, dichiara il ricercatore tedesco Achim Schmillen, “Ma di certo non se ne parla molto, sebbene sia di grande importanza storica”.

A Dolinka è stato costruito di recente un museo in memoria delle vittime dello stalinismo, ma il lavoro di recupero della memoria è difficile.

Il Kazakhstan, divenuto indipendente nel 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, vuole mantenere gli ottimi rapporti con la Russia, il suo più importante partner commerciale. Inoltre da diversi anni nel paese si sta affermando una riabilitazione della figura di Stalin.

“L’attuale situazione politica in Russia”, dice Yekatarina Kuznetsova, una giornalista originaria della regione di Karaganda e impegnata da anni nella ricerca della verità sui goulag, “Questa tranquillità, questa strisciante riabilitazione di Stalin, la propaganda a suo favore, questa costante speranza di ricevere “una grossa mano”… Mi lasci dire, è un grosso problema, perché ricevere “una grossa mano” non significa mai libertà”.

Se il paese non vuole fare i conti con il suo doloroso passato, non gli è concesso tuttavia di dimenticare finché resteranno in vita persone come Mikhail Shmulyov, 90 anni, sopravvissuto al campo di lavoro di Dolinka. Venne deportato perché, catturato dai nazisti, non si era suicidato. Shmulyov il memoriale se l‘è costruito nel proprio giardino. “Il 1 maggio c‘è gente che porta in corteo le immagini di Stalin e Lenin, e i giovani marciano con loro”, dice affranto. “E’ scioccante: i giovani devono sapere, noi abbiamo il dovere di raccontare loro chi erano veramente queste persone”.

Nonostante di recente il presidente Medvedev abbia dichiarato che i crimini passati non devono essere dimenticati, la propaganda staliniana sta montando in Russia. Gli ultimi omaggi qualche giorno fa, con le manifestazioni per i 130 anni della nascita del dittatore, che hanno radunato rappresentanti del partito comunista nella Piazza Rossa a Mosca e a Vladikavkaz in Ossezia del nord.