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Il Natale di 20 anni fa moriva Nicolae Ceausescu

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Il Natale di 20 anni fa moriva Nicolae Ceausescu

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Il 25 dicembre 1989 si ricorda l’esecuzione del dittatore rumeno Nicolae Ceausescu e di sua moglie Elena, vittime della “rivoluzione anticomunista” più violenta dell’Est Europa.

La fallita fuga in elicottero dal tetto del Palazzo presidenziale, la cattura, il processo sommario e l’esecuzione: la fine dei Ceausescu non è mai stata chiarita. Fu veramente una rivoluzione popolare o piuttosto una rivolta di palazzo? E oltre che sommaria e televisiva, fu giustizia truccata?

I due vennero catturati e trasportati in una scuola a Targoviste, a 50 km da Bucarest. Il loro processo durò appena 55 minuti: i volti della coppia, inebetita e impotente davanti ai giudici, fecero il giro del mondo.

Nelle immagini diffuse successivamente, si vedono i Ceausescu all’esterno, in cortile; si sentono degli spari e poi si vedono i cadaveri insanguinati della coppia presidenziale che aveva governato la Romania per 24 anni.

L’indomani la popolazione scese nuovamente in piazza per festeggiare la fine della dittatura.

“Dopo la scomparsa di Ceausescu ci sono state molte divisioni. Sono emerse le differenti vedute sulla rivoluzione e sulla direzione che vogliamo prendere in futuro. La rivoluzione è diventata soggetto politico e ideologico nelle dispute che sono seguite”, dice un testimone dell’epoca.

Questo sentimento è diffuso nel paese. La popolazione ha pagato caro il prezzo della sua libertà e le divisioni ideologiche, in una nazione oppressa dalla corruzione e dalla crisi economica. Tensioni ancora vive a vent’anni dalla rivoluzione. Tanto che la delusione a volte può diventare nostalgia.

“Oggi, 20 anni dopo, vedo l’altra faccia della medaglia: la gente è vittima della smania di spendere, e ha perso gli ideali del socialismo … Non so ancora per quanto tempo potremo chiamarli socialisti”, dice un rumeno.

“Ci sono momenti in cui rimpiango i tempi di Ceausescu. C’era rigore, imposto e non liberamente accettato, ma alla fine era rigore. Ora non l’abbiamo. La libertà è fraintesa, ognuno pensa di fare ciò che sia meglio per lui e non quello che sia giusto che faccia”, aggiunge una signora.

In questi ultimi venti anni la Romania ha cercato di risollevarsi da un’industria obsoleta e da una produzione inadatta ai bisogni del paese. Ma il miracolo economico non è ancora arrivato.

“Il primo giorno della rivoluzione ci eravamo detti: noi saremo come gli americani. La maggioranza della popolazione pensava questo. Ma man mano che il tempo passava cambiava la speranza: saremo come la Germania. Dopo un anno, due, tre, cinque: volevamo vivere come in Austria. Alla fine, dopo vent’anni, ci compariamo all’Ungheria!”, dice un giornalista.

Negli altri paesi comunisti dell’Est il passaggio alla democrazia avvenne in modo pacifico: la Romania fu l’unico Stato del Patto di Varsavia a porre fine al regime in modo violento. E il paese sembra ancora oggi portare le conseguenze di quella mancata riconciliazione nazionale.