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Il dopo Copenhagen, l'Europa cerca soluzioni

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Il dopo Copenhagen, l'Europa cerca soluzioni

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Quale sarà la politica ambientale dell’Europa dopo il fallimento di Copenhagen. È l’interrogativo a cui i ministri dell’Unione cercheranno di dare una risposta a partire dal 2010.
Una proposta, formulata al vertice dei ministri dell’ambiente dei Ventisette, prevede l’imposizione di una “carbon tax” per i prodotti importati dai paesi che si oppongono alla riduzione delle emissioni di gas inquinanti, almeno come impegno vincolante. Tra i favorevoli Francia e Belgio, incerta la Germania. Il ministro dell’ambiente svedese, presidente del Consiglio, esorta i colleghi a trovare una soluzione nel minor tempo possibile.

“Mi aspetto di discutere sia su come continuare, sia su come fare per essere sicuri che possiamo realmente andare avanti, ma anche proporre delle modalità di lavoro alternative, perchè è stato davvero un fallimento e questo ci sia di lezione”.

Prudente la Commissione Europea che punta soprattutto a mantenere l’obiettivo delle riduzioni dei gas serra del 20% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, con una possibilità di arrivare al 30% in caso di adesione da parte di altri paesi. Su un punto sono tutti concordi: l’Europa non portà farcela da sola.