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Per le ONG ambientaliste sono una catastrofe i risultati del summit sul clima

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Per le ONG ambientaliste sono una catastrofe i risultati del summit sul clima

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Una catastrofe. Così hanno definito le ONG ambientaliste il topolino partorito dalla montagna di Copenhagen. Per chi sperava che dalla capitale danese sarebbe ripartito l’impegno per salvare il pianeta ha dovuto rifare i conti con la realtà.

Le divisioni e gli interessi particolari dei paesi che inquinano di più hanno frenato gli obiettivi ambiziosi della viglia come la riduzione del 50% dei gas serra entro il 2050.

“Quello che è stato raggiunto non è un risultato né giusto, né ambizioso né vincolante – ha detto Kumi Naidoo, nuovo direttore generale di Greenpeace -. Per due anni abbiamo lavorato per cercare di convincere i leader mondiali della necessità di un accordo che possa prevenire la catastrofe del cambiamento climatico. Per fermare la perdita di vite umane, che sono già oggi 200-300 mila l’anno, a causa dell’impatto del clima. Purtroppo i nostri leader non hanno agito con la rapidità che richiede la situazione”.

Tra i militanti ambientalisti c‘è la sensazione che il quasi fallimento del vertice sia dovuto al fatto che i più toccati dai cambiamenti climatici sono i Paesi più poveri e meno influenti sullo scacchiere mondiale.

“Cavolo, è stata solo una perdita di tempo. E la gente non ha tempo da perdere”, dice un ragazzo danese.

“I delegati non hanno avuto molto potere negoziale. Hanno dovuto aspettare i rispettivi capi di Stato o di governo. Sarebbe stato meglio se questi fossero arrivati all’inizio del vertice”, spiega una ragazza di Copenhagen.

Ora gli occhi sono puntati sul Messico dove si terrà la prossima conferenza sul clima nel 2010.