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Copenhagen: un accordo non vincolante, con pochi aspetti definiti

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Copenhagen: un accordo non vincolante, con pochi aspetti definiti

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Niente obblighi, e pochi controlli: l’accordo raggiunto tra i grandi paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo è una dichiarazione politica, che però contiene alcuni obiettivi minimi chiaramente definiti:

Per esempio, l’aumento della temperatura media del pianeta, rispetto all’era pre-industriale, non deve essere superiore a due gradi centigradi. Gli obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra per i prossimi dieci anni verranno definiti in gennaio, mentre non c‘è accordo sui quarant’anni.

Nell’accordo viene poi detto che i singoli Paesi dovranno presentare un resoconto delle loro azioni contro l’inquinamento, viene anche previsto un controllo internazionale, ma senza caratteri di obbligatorietà, e comunque nel rispetto della sovranità nazionale.

Sono stati definiti gli impegni finanziari, come il fondo europeo da sette miliardi di euro all’anno per i prossimi tre anni, ai quali si aggiungono 10 miliardi da USA e Giappone, e poi 70 miliardi complessivi all’anno per il periodo 2012-2020.

Fondi pubblici e privati, che i Paesi in via di sviluppo dovranno usare per rendere meno inquinanti i propri sistemi produttivi e proteggere le foreste.