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Copenhagen, un accordo al ribasso non soddisfa i leader occidentali

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Copenhagen, un accordo al ribasso non soddisfa i leader occidentali

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È l’immagine che segna la fine di Copenhagen. I principali leader mondiali intorno a un tavolo incapaci di prendere una decisione per il futuro del pianeta. A nulla sono servite le lunghe discussioni di ieri tra Barack Obama e il primo ministro cinese Wen Jianbao. A tarda notte, con una marea di giornalisti in attesa di notizie, si è accettato il compromesso al ribasso che non lascia presagire nulla di buono. Lo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy ha ammesso che si è stati vicini al fallimento.

“Non voglio negare che ci sono state tensioni – ha detto Sarkozy -. A un certo punto abbiamo rischiato che alcune delegazioni lasciassero la conferenza senza il raggiungimento di alcun accordo. Se ciò fosse avvenuto due paesi come Cina e India, che rappresentano quasi metà degli abitanti del pianeta, non si sarebbero impegnati a rispettare qualsiasi tipo di obbligo”.

Alla fine della notte Obama non ha prodotto alcun miracolo come in molti, soprattutto tra i leader dell’Unione europea, speravano. Il presidente degli Stati Uniti ha giocato più una partita interna con il Congresso di Washington preoccupato delle concessioni alla Cina.

“La cosa più importante che possiamo fare a questo punto, iniziata qui a Copenhagen ma non ancora terminata, è ristabilire la fiducia tra i paesi più ricchi e quelli emergenti”, ha detto Obama.

Non si parla ancora di fallimento ma in pochi giorni sono emerse chiare le difficoltà di mettere tutti d’accordo. E soprattutto d’imporre controlli alle nuove potenze industriali che guardano con sospetto a ogni interferenza esterna.