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Haidar digiuna da 30 giorni per i diritti dei Sahrawi

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Haidar digiuna da 30 giorni per i diritti dei Sahrawi

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Accampata all’aeroporto spagnolo di Lanzarote, Aminatou Haidar è in sciopero della fame da 30 giorni. Chiamata la “Gandhi del Sahara occidentale” o “la passionaria”, la 42enne attivista per i diritti dei Sahrawi non cede alle pressioni di Madrid e Rabat.
Haidar non ha dubbi: “Voglio tornare in Marocco, viva o morta”. La donna è diventata il simbolo di un conflitto irrisolto, lungo 35 anni.

L’opinione pubblica spagnola si è mobilitata a favore di Haidar. La donna non è disposta a scusarsi per aver “rinnegato la sua nazionalità marocchina”. Haidar rimarca il diritto all’autodeterminazione del popolo Sahrawi.

Il Sahara è una regione di 266mila chilometri quadrati a nord ovest dell’Africa, rivendicata sia dal Marocco sia dalla Repubblica araba sahrawi, fondata dal Fronte Polisario. Per bloccare le incursioni del Fronte, Rabat ha costruito un muro nel cuore del deserto.

La storia risale al 1975. Il Sahara è una colonia spagnola. Il 6 novembre del ’75, il Re Hassan II lancia la “Marcia verde”: oltre 300mila marocchini varcano i territori. Madrid si ritira e ufficializza la spartizione del territorio fra Marocco e Mauritania.

Ma il popolo Sahrawi, sostenuto dall’Algeria, resta fuori da queste trattative. Per loro, Marocchini e Mauritani sono altre forze d’occupazione. Il 27 febbraio 1976, il Fronte Polisario, nato 3 anni prima dalla lotta contro gli spagnoli, proclama la Repubblica araba democratica sahrawi.

Scoppia la guerra fra i ribelli del fronte di liberazione e truppe marocchine e mauritane. Nel 1979 la Mauritania firma un trattato di pace e rinuncia al suo territorio. Che viene subito occupato dal Marocco. Le ostilità fra le due fazioni continuano, nonostante un cessate il fuoco del 1991.

Trent’anni dopo la fine dell’era coloniale, il Sahara occidentale non ha ancora trovato il suo statuto definitivo. Con il suo impegno, Haidar ha puntanto i riflettori del mondo su questo conflitto irrisolto.