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Correa critica la politica di Obama per il Sudamerica

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Correa critica la politica di Obama per il Sudamerica

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“Se gli Stati Uniti avessero voluto mettere fine al golpe in Honduras, avrebbero potuto farlo in 48 ore”, ha detto a euronews il presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Intervistato da Sergio Cantone, giornalista di euronews, Correa rivendica l’alleanza del Bolocco boliviano, con Paesi come Venezuela e Bolivia, ma non lesina critiche alla politica di Obama in America Latina. Infine, ha rinsaldato il suo legame con l’Iran.

Sergio Cantone, euronews: Benvenuto a euronews al presidente dell’Ecuador, Rafael Correa. Lei ha detto che i Paesi del Blocco Boliviano cioè Bolivia, Venezuela, Nicaragua ed Ecuador, dovrebbero organizzarsi prima che avvenga qualche colpo di Stato. Vero?

Rafael Correa: Noi riteniamo che quanto è accaduto in Honduras, sia una nuova strategia conseguente alla perdita alle urne. Ossia, tornare alla forza e al golpe di 40 anni fa. Ovviamente, non contro un governo di destra che mantiene lo status quo, ma si sfida un governo progressista come quello che tentava di portare avanti Manuel Zelaya in Honduras. Per questo dobbiamo stare attenti al rispetto. Sono sicuro che in Ecuador non sta accadendo nulla di simile non perchè i gruppi di potere tradizionali non possono farlo, ma per il grande sostegno popolare di cui godiamo. Ma dobbiamo essere cauti.

euronews: Pensa davvero che ci sia ancora il rischio di un approccio golpista, una caratteristica dell’America Latina per molti anni?

Rafael Correa: Si, pensiamo che parte di un rifiorire di questi gruppi reazionari coincida con altre preoccupanti manifestazioni: per esempio la riattivazione della Quarta Flotta, l’uso dell’esercito americano, in Colombia, di sette basi militari.

euronews: Pensa che gli Stati Uniti abbiano sostenuto il colpo di Stato in Honduras?

Rafael Correa: Non posso confermare cose che non so. Quello che posso dire, è che se gli Stati Uniti avessero voluto mettere fine al golpe in Honduras, avrebbero potuto farlo in 48 ore.

euronews: Ma il Presidente Obama ha risvegliato molte speranze nel mondo, cosa sta succedendo?

Rafael Correa: Cosa sta succedendo? Apprezzo molto il Presidente Obama, sembra davvero una brava persona, molto gentile, sensibile e intelligente. Penso che abbia intenzioni molto buone. Ma guida una società, un’economia e un’apparato politico complesso, che si muove molto lentamente. Ed è difficile che cambi direzione.

euronews: Sta dicendo che il Presidente degli Stati Uniti non controlla chi decide di installare sette basi militari in Colombia?

Rafael Correa: Probabilmente si.

euronews: Ritiene che ci sia differenza fra l’amministrazione Bush e quella di Obama?

Rafael Correa: Certo, davvero poche cose sono peggiori del Presidente Bush. Ma non è abbastanza, non basta cambiare persona. Il Presidente Obama è capace e intelligente, ma la politica statunitense nei confronti dell’America Latina non è cambiata.

euronews: Ma le sette basi…

Rafael Correa: E’ per questo…

euronews: Ma quelle sette basi sono state installate sotto Obama, non sotto Bush…

Rafael Correa: E’ cosi’. E il colpo di Stato in Honduras è avvenuto sotto Obama. Sotto Bush non c‘è stato alcun golpe in America Latina.

euronews: Non è un paradosso? Bush più sensibile con il Sudamerica?

Rafael Correa: Non è una questione di sensibilità, bensì di manovrare gli apparati. Tutti gli apparati e i gruppi di pressione hanno supportato Bush. Questo non avviene con Obama. I gruppi razzisti e quelli economici oppongono resistenza a Obama, perchè non accettano l’idea di un Presidente degli Usa di origini africane.

euronews: I Paesi appartenenti ad ALBA, l’alleanza Boliviana delle Nazioni, hanno stabilito eccellenti relazioni con l’Iran. L’Iran non è uno dei migliori amici degli Usa. Non pensa che questi Paesi stiano destabilizzando le relazioni internazionali in Sudamerica?

Rafael Correa: E’ incredibile. La Colombia ospita da sempre una un’ambasciata iraniana. Non appena l’Ecuador ha stabilito relazioni diplomatiche con l’Iran, abbiamo dato l’impressione di destabilizzare lo scenario. L’Ecuador non ha bisogno di alcuna autorizzazione per stabilire relazioni diplomatiche: siamo uno stato sovrano. Non abbiamo alcun interesse a rompere gli equilibri di potere nella regione. Vogliamo solo fare del nostro meglio per il nostro popolo. L’Iran può essere un grande mercato per i nostri prodotti, può essere un grosso appoggio tecnologico e finanziario. Mi infastidisce questa doppia morale: l’Iran è una democrazia, nonostante si dichiari il contrario. Gli Stati Uniti non hanno chiesto all’America Latina alcuna autorizzazione per stabilire relazioni diplomatiche con l’Arabia Saudita, che non è una democrazia. Ma non è successo nulla.

euronews: Ma l’Iran è una minaccia per la stabilità mondiale perchè starebbe sviluppando armi nucleari. Qual‘è la posizione sul nucleare dell’ALBA e del suo Paese?

Rafael Correa: Stando a questi criteri sono una minaccia i vostri Paesi e gli Stati Uniti, che hanno l’atomica. Non capisco perchè quello che è buono per qualcuno, è cattivo per qualcun altro. Vorrei un mondo senza nucleare, ma con una sola moralità, non con questa doppia moralità.

euronews: Stando su questa linea, allora l’Iran ha diritto a sviluppare armi nucleari…

Rafael Correa: No, penso che nessuno abbia il diritto di farlo, ma mi dà fastidio questa idea di bene e male.

euronews: Non ma le dà fastidio che stiano costruendo l’atomica? Si può negoziare con loro?

Rafael Correa: Primo: non hanno confermato di lavorare ad armi nucleari. Secondo: lo stesso ruolo deve valere per tutti. Non credo che ci siano buoni e cattivi. Se le armi atomiche sono un pericolo per l’umanità, allora bandiamole.

euronews: E’ vero che il suo Paese ha ricevuto 80 milioni di dollari dall’Iran?

Rafael Correa: Penso che abbiamo sottoscritto un accordo per un prestito di 100 milioni. Non so se sia già effettivo. Non ce l’hanno ancora detto, ma riceveremo presto quei 100 milioni.

euronews: Che ne pensa della strategia antiterrorismo, contro le FARC, del presidente colombiano Uribe?

Rafael Correa: Abbiamo ristabilito le nostre relazioni, ma di questo l’Europa non è stata informata. Succede che siccome si è scoperto un accampamento clandestino in piena foresta amazzonica, alla frontiera fra Ecuador e Colombia, possono bombardarci e noi siamo complici delle FARC. E’ una follia. Se per avere un accampamento clandestino delle FARC, siamo complici delle FARC, allora il maggior complice delle FARC è il Presidente Uribe. Ha 200 accampamenti da tutte le parti e non controlla completamente il territorio. Vedo molto lontana una soluzione militare, e quasi impossibile una soluzione militare del conflitto. In ogni caso, noi saremo sempre disposti a mediare se si tratta di cercare soluzioni pacifiche a questi conflitti.

euronews: Ma quello di Uribe è il migliore approccio nella guerra contro il terrorismo o no? E’ la migliore strategia per l’America Latina?

Rafael Correa: Penso che 50 anni di guerra civile, specialmente contro un nemico come le FARC, (e poi ci sono i paramilitari e il narcotraffico…), non siano stati una buona strategia. Se lo fosse stata, le FARC sarebberpo state distrutte militarmente. Pensi a quanti miliardi sono stati investiti in questa lotta fratricida.