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UE, da gennaio la presidenza tocca alla Spagna

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UE, da gennaio la presidenza tocca alla Spagna

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Dopo la Svezia, il semestre europeo di presidenza spetta, da gennaio 2010, alla Spagna.
Compito e sfida della prossima presidenza è integrare nel complicato funzionamento dell’Unione il Trattato di Lisbona, appena entrato in vigore.
Per alcuni analisti, la Spagna avrà dunque un ruolo ponte e di transizione.

Una delegazione della Commissione per gli Affari Costituzionali dell’Europarlamento, all’inizio di dicembre, è andata in missione nella capitale iberica.

“Credo – dice Diego Lopez Garrido, segretario di Stato spagnolo per la UE – che quello che è accaduto in passato non succederà piu’ in futuro. Non ci saranno piu’ divisioni come quelle verificatesi sulla guerra in Iraq. Perché l’obbiettivo essenziale di questa nuova tappa è che l’Unione abbia una voce sola in politica estera.
Credo che questo sia uno dei grandi obbiettivi del Trattato, con la figura dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, ovvero Catherine Ashton. Ci sono poi il presidente del Consiglio Europeo e tutto il servizio diplomatico dell’Unione, che costituisce una delle armi piu’ potenti di cui l’Europa disporrà per la sua plitica estera”.

In occasione della guerra in Iraq, all’inizio del 2003, l’Unione mostro’ tutta la sua fragilità. Un organismo minato dalle divisioni interne, spesso condannato alla paralisi o al compromesso estremo. “Chi ricorda – si chiede il deputato Inigo Mendez De Vigo, del PPE – il nome del presidente europeo ai tempi della guerra in Iraq? Nessuno se lo ricorda. La Grecia aveva la presidenza. E perché nessuno lo ricorda piu’? Perché nessuno, al tempo, considerava Kostas Simitis come presidente del Consiglio Europeo: lo consideravano piuttosto come il premier del suo paese. Ora abbiamo invece un presidente permanente. E poi c‘è l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri: la differenza con Javier Solana, che ha lavorato molto bene, è che l’incaricato degli Esteri è anche vice-presidente della Commissione. Non dipende piu’ dal Consiglio. Non aspetterà piu’ una chiamata dei ministri degli esteri dei vari paesi”. La delegazione del parlamento europeo incontra i rappresentanti della Commissione mista sull’Unione Europea, organo composto da deputati e senatori spagnoli che seguono le questioni dell’UE. Col Trattato di Lisbona i parlamenti nazionali e quello di Strasburgo avranno un ruolo maggiore nei processi decisionali dell’Unione. “Nella nuova situazione – continua Inigo Mendez -, il Parlamento europeo dispone di 45 regole di base che rafforzano il potere di co-decisione. Un maggiore controllo politico sulla Commissione Europea sarà esercitato. Vedremo, durante il mese di gennaio, i sistemi di audizione dei nuovi commissari europei, da parte del Parlamento. E i parlamenti nazionali parteciperanno al controllo del rispetto della sussidiarietà a livello comunitario. All’orizzonte ci sono anche nuove prospettive legislative. Per questo credo che la presidenza spagnola sia importante, perché va a realizzare il Trattato di Lisbona. E quello che farà servirà da base per le presidenze a venire”. Il deputato catalano Duran i Lleida sottolinea l’importanza del principio di sussidiarietà, come pure l’importanza dei parlamenti locali. “Il Trattato di Lisbona – afferma – stabilisce un meccanismo di partecipazione, che è anche un obbietivo della presidenza spagnola. Garantirà il coinvolgimento dei parlamenti nazionali e di quelli delle regioni autonome. Di conseguenza e come conclusione ritengo possibile un’integrazione e una sintesi del pricipio di sussidiarietà con il funzionamento efficace dell’Unione, soprattutto negli ambiti in cui l’Europa ha bisogno di una voce forte sulla scena internazionale”. Il Trattato di Lisbona dà piu’ poteri legislativi al Parlamento, a fianco della Commissione. Tra le priorità del semestre spagnolo, la realizzazione dei nuovi equilibri tra poteri. Il commento dell’eurodeputato, Hàureghi Atondo: “La cosa piu’ importante è continuare ad avanzare. Questo vuol dire incoraggiare un andamento istituzionale nuovo, con un Parlamento ri-delineato e con molte altre potenzialità nello sviluppo istituzionale dell’Unione Europea. Questa è la prima priorità. La seconda, a mio modo di vedere, è consolidare la ripresa economica. Credo sia importante che l’Europa proponga un nuovo indirizzo economico, che determini quando fermare gli aiuti, quale politica macro-economica condurre e come ristabilire l’occupazione. E la terza priorità è una strategia per il dopo-Lisbona. Credo che dobbiamo stabilire il traguardo del 2020 perché l’Europa raggiunga effettivamente la piena occupazione, con posti di qualità e un’economia stabile”. La giornalista Maribel Nugnez è corrispondente da Bruxelles per il quotidiano madrileno ABC. Ha seguito da vicino le nomine di Barroso alla testa della Commissione Europea, quella di Van Rompuy alla presidenza del Consiglio e quella della Ashton come Alto Rappresentante per gli Affari Esteri. “Come è stato detto – osserva -, le nuove nomine sono cadute su persone poco note e di profilo politico piuttosto basso. Ma credo che questo sia stato espressamente voluto dai paesi che piu’ contano in Europa, ovvero Francia e Germania. Dal punto di vista della Spagna e della stampa spagnola, Sarkozy e Merkel non gradivano persone che potessero metterli in ombra. E’ per questo che Tony Blair è stato messo da parte. La percezione dell’opinione pubblica spagnola è che i politici ora nominati ci sono, ci rappresentano ma non è chiaro fino a che punto avranno la possibilità di fare delle cose, non è chiaro in che misura li si lascerà lavorare. Per il momento bisogna aspettare, ma crediamo che il loro raggio d’azione sarà limitato”. Anche in altre testate spagnole si condivide lo stesso parere. Lluis Bassets è direttore aggiunto della sezione “opinioni” di El Pais. Per lui, la comparazione tra Javier Solana, ex capo della politica estera europea, e Catherin Ashton, l’attuale responsabile della diplomazia europea, è eloquente. “Nel ’99 – afferma – gli allora 15 paesi dell’Europa unita decisero la nomina di quello che al tempo era il segretario generale della Nato e che era stato ministro degli esteri di un paese come la Spagna. Si trattava di un politico con almeno 6-7 anni di esperienza negli affari esteri. Questa volta, invece, è stato scelto un commissario al Commercio che non ha mai conosciuto elezioni o campagne elettorali, che ha una biografia politica molto limitata ed è senza esperienza in politica estera”. “Quello che mi disturba – aggiunge Duran i Lleida – è che la Ashton non ha una formazione politica a vocazione europea. Vale a dire che la politica estera europea è nelle mani di una persona che proviene da un paese che non fa parte dell’Unione in termini monetari, o che non fa parte dell’area Schengen per la libera circolazione delle persone. Tutto questo mi sembra ridurre le posibilità che dovrebbero essere date al responsabile della politica estera dell’Unione”. Il rilancio dell’economia, la capacità operativa del Trattato di Lisbona, la messa a punto di una vera politica estera: queste le sfide della prossima presidenza spagnola. E l’opinione pubblica dell’Unione attende segnali chiari, stanca dell’euro-retorica.