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Copenhagen, prima settimana e nulla di fatto

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Copenhagen, prima settimana e nulla di fatto

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Cambiamenti climatici, non c‘è piú tempo da perdere. Lo ricordano al vertice di Copenhagen due guerrieri Masai, tre metri di fragile ghiaccio che si scioglie veloce.

La prima settimana si è conclusa con un nulla di fatto e tante divergenze. Ora tutti guardano al 18 dicembre, quando arriveranno i capi di stato, tra cui il presidente degli Stati Uniti, che devono fare di piú: “I cambiamenti climatici non lasciano scelta”, dice Hugh Cole, rappresentante dell’organizzazione non governativa Oxfam, “Dobbiamo reagire, il tempo scorre veloce. Possiamo negoziare sul clima ma non negoziare con il clima”.

Un accordo che protegga il futuro del pianeta e le situazioni piú delicate, come quella delle isole: messe in crisi dall’innalzamento dei mari, chiedono di limitare a un grado e mezzo l’aumento della temperatura.

“Un obiettivo difficile, visti gli attuali livelli delle emissioni”, commenta Yvo de Boer, segretario generale della Conferenza Onu sul clima, “realizzabile solo a patto che i paesi ricchi mostrino un maggior livello di ambizione, che i paesi in via di sviluppo limitino l’incremento delle loro emissioni e infine che ci siano adeguate risorse finanziarie. Se queste tre condizioni sono soddisfatte, allora si puó fare”.

Nel frattempo, come buon auspicio, in India lanciano un volo di lanterne.