ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Macchie sul globo, a Copenhagen

Lettura in corso:

Macchie sul globo, a Copenhagen

Dimensioni di testo Aa Aa

Nella capitale danese è stato allestito una sorta di monito, sulla posta in gioco del summit sul clima.

Il titolo della mostra, nel centro della città, è “Cento Luoghi”: ogni immagine documenta un momento di cio’ che un giorno potrebbe essere l’inesorabile estinzione causata dal riscaldamento globale.

“La calotta di ghiaccio – dice lo specialista Pen Hadow – che galleggia sulle acque del Polo Nord, in cima all’Oceano Artico, è una delle superfici piu’ caratteristiche del nostro pianeta, visto dallo spazio. Ho lavorato li’ negli ultimi 20 anni; abbiamo condotto una ricerca con l’università di Cambridge, questa primavera, per portare al summit di Copenhagen piu’ informazioni possibili. E Abbiamo scoperto che la calotta del Polo Nord, nel giro di 10 anni, non sarà piu’ visibile tutto l’anno dall’alto, cosi’ come accade oggi”.

Il riscaldamento globale e lo sciogliersi dei ghiacci stanno innescando l’innalzamento termico dell’acqua. Alcuni meteorologi predicono un innalzamento dei mari da 20 a 80 centimetri, soltanto in questo secolo.

“Le isole con le coste basse – afferma l’inviata di Euronews, Isabelle Kumar – fronteggiano una spaventosa minaccia. I negoziati che si svolgono al summit avranno un effetto decisivo sulla loro sopravvivenza”.

Un grande globo pende dal soffitto della sala principale del summit di Copenhagen. Tessie Lambourne è qui per negoziare il futuro della sua terra, le isole del Pacifico, Kiribati (di cui è ministro degli Esteri). Queste isole non appaiono sul globo appeso al soffitto: una dimenticanza che diventa un segno, per nulla rassicurante.

“C‘è una lunga scia di vittime – dice la Lambourne – prodotte dal cambiamento climatico. E le nazioni come la nostra sono in prima linea. Immaginate un paese che sia una striscia sottile di terra circondata dalle acque. Le tempeste che si abbattono su di noi sono sempre piu’ frequenti e sempre piu’ forti. Le onde irrompono ora nelle nostre case, distruggendo raccolti e infrastrutture. E’ una questione anche emotiva per il nostro popolo: la gente non accetta l’eventualità di dover lasciare la propria terra natale. Chi lo accetterebbe?”.