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Copenhagen, la rivolta delle isole

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Copenhagen, la rivolta delle isole

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Si prova anche con i riti magici: potrebbero servire per trovare una soluzione contro il cambiamento del clima, al vertice di Copenhagen. Vertice che sempre di più si caratterizza per la rivolta dei piccoli Stati, anche contro le posizioni della Cina che cerca una soluzione soddisfacente per i Paesi in via di sviluppo.

Il rappresentante delle isole Tuvalu, destinate a scomparire sotto i flutti a causa del surriscaldamento del pianeta, è riuscito a ottenere una breve sospensione del negoziato per discutere della proposta di limitare a un grado e mezzo, e non due, l’aumento della temperatura globale: ciò che basterebbe alle Tuvalu per sopravvivere.

La posizione delle Tuvalu è stata fatta propria da tutti i membri dell’Aosis, l’associazione dei piccoli Stati insulari come Cook, Barbados e Fiji.

“Come abitante di un’isola – dice Ashwini Prabha delle isole Fiji – sono delusa dal fatto che i paesi in via di sviluppo siano preoccupati solo per se stessi, per i loro problemi finanziari e non pensino alla sopravvivenza delle isole. La rabbia sta montando, e non solo nell’arcipelago dove vivo io. Ed è una rabbia che si sta facendo sentire anche a questo negoziato sul clima”.

Se a Copenhagen la Cina sfida gli Stati Uniti ad alzare gli obiettivi del taglio delle emissioni, gli atolli del Pacifico sfidano la Cina e altri Paesi emergenti a tagliare di più le loro emissioni di gas serra. E le rivendicazioni dei piccoli Stati insulari potrebbero avere soddisfazione con un emendamento al protocollo di Kyoto.