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Vertice di Copenhagen: i paesi piu' poveri alzano la voce

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Vertice di Copenhagen: i paesi piu' poveri alzano la voce

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Al Vertice di Copenhagen sull’ambiente si è tentato oggi di metabolizzare gli eventi di ieri. I paesi più poveri hanno vivacemente contestato la bozza di documento circolata martedì che non farebbe menzione delle esigenze del Terzo Mondo.

Stamane, a dar voce allo scontento dei paesi piu’ poveri, alcuni manifestanti denunciavano l’impossibilità per l’Africa di rispettare l’aumento della temperatura di solo 2°C entro il 2050, un limite che non farebbe che ostacolare la loro crescita.

Il rappresentante dei G77, i paesi più poveri e in via di sviluppo, Cina compresa, ha avuto parole dure sul documento circolato ieri: “l’obiettivo strategico della bozza, ha detto Lumumba Stanislao Di-Aping, è di distruggere l’equilibrio tra gli obblighi dei paesi occidentali, industrializzati, e quelli dei paesi in via di sviluppo, e questo attraverso il puntuale rifiuto del concetto di responsabilità comune ma differenziata, e delle rispettive competenze.”

Il documento sotto accusa sarebbe partito dall’ufficio del premier danese ma il ministro per il clima di Copenhagen, Connie Hedegaard, smentisce su tutta la linea. “Si è tanto discusso di una bozza danese che però semplicemente non esiste.”

Sinora gli unici impegni chiaramente presi dall’Occidente riguardano lo sblocco ai paesi in via di sviluppo di dieci miliardi di dollari all’anno per i prossimi tre anni; tre miliardi verrebbero dai Ventisette. Aiuti per far fronte alle conseguenze del surriscaldamento climatico.

‘E poi?’ chiedono allarmati i paesi piu’ poveri.