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L'orrore a Baghdad non modifica l'agenda del ritiro Usa

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L'orrore a Baghdad non modifica l'agenda del ritiro Usa

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Minare il processo politico in Iraq, bloccare le elezioni. Le autorità irachene puntano il dito contro al Qaeda dopo la giornata di sangue che ha sconvolto Baghdad.

5 attentati simultanei hanno colpito per la terza volta in pochi mesi il cuore della capitale irachena e in particolare diversi edifici istituzionali. Un bilancio di 127 vittime e circa 500 feriti. Il ministero del Lavoro, un tribunale della super-protetta zona verde, la nuova sede del ministero delle Finanze. Ecco alcuni degli obiettivi degli attentatori tra i quali, secondo le autorità irachene, si mescolerebbero elementi di al Qaeda e militanti del dissolto partito Baath.

Un duro colpo al già difficile percorso che dovrà portare alle elezioni di marzo. Inizialmente previste per metà gennaio e poi a più riprese rinviate. Fino alla data il cui annuncio è stato messo in secondo piano dalle stragi: 7 marzo.

Già il 19 agosto e il 25 ottobre attentati con caratteristiche analoghe avevano ucciso 250 persone. Ali al-Adeeb, del partito Dawa del Premier Nouri al-Maliki:

“I sanguinosi attentati a Baghdad puntano a destabilizzare il processo politico, in particolare a impedire le elezioni” ha detto.

Dura condanna degli Stati Uniti che si dicono preoccupati. Ma il Capo di Stato Maggiore Congiunto delle forze armate statunitensi Michael Mullen ha assicurato che l’accaduto non modifica i piani di ritiro dall’Iraq.