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Il bio in città, nelle ceste, direttamente dalla campagna


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Il bio in città, nelle ceste, direttamente dalla campagna

Portare la campagna in città, con tutti i suoi prodotti freschi e di stagione. È l’obiettivo che si è posto Martin, agronomo francese che abita nella regione lionese. Quattro anni fa ha creato una società che consente di ordinare via Internet la spesa di frutta e verdura acquistata direttamente dal produttore. I prodotti sono rigorosamente biologici.

“L’agricoltura tradizionale – dice Martin – tende a nutrire la pianta, a concimarla, a utilizzare i prodotti fitosanitari necessari a proteggerla, l’agricultura biologica invece nutre il suolo per nutrire la pianta”.

Questa iniziativa è senz’altro apprezzata dalla Regione Rodano Alpi, che incoraggia l’economia a carattere sociale e solidale.

“Io fungo da tramite fra il produttore e il consumatore, fra la domanda e l’offerta – il circuito breve è questo, in realtà: avvicinare il consumatore al produttore, e facilitare questo collegamento.”

Prodotti freschi, di stagione, e locali: sono gli imperativi che si sono imposti Martin e i suoi produttori, con cui è costantemente in contatto. “Cerco sempre di fornire un prodotto il più fresco possibile. Le insalate appena consegnate sono state raccolte stamattina. I prezzi sono un po’ più alti dell’agricultura tradizionale… la differenza è del 15-20%… ma a conti fatti alla fine penso che sulla tavola arrivi un prodotto di qualità”.

Oltre a frutta e verdura, nelle ceste di Martin si possono trovare latticini, carne bovina, ma anche il pane, prodotto da un fornaio che non solo macina il grano ma addirittura lo coltiva! “Produciamo il grano, lo seminiamo, lo raccogliamo, lo maciniamo, e facciamo il pane o prodotti di pasticceria, e poi li vendiamo – racconta Gilles Sauzion. Cerchiamo di controllare la produzione dall’inizio alla fine. Gli agricoltori biologici sono persone felici!”.

Si tratta di aziende agricole a conduzione familiare. Alcune hanno una lunga esperienza di agricoltura biologica. È il caso di questi coltivatori convertitisi al bio da più di trent’anni. Una scelta obbligata, dicono, visti i danni provocati dall’agricoltura tradizionale. “Coi metodi intensivi – racconta George Radisson – si finisce per sterilizzare il terreno, si produce erosione; si coltivano superfici super meccanizzate e sempre più estese; e ci sono sempre meno siepi, si utilizza sempre meno materia organica, il terreno è sempre più mineralizzato, con sempre maggiori problemi fitosanitari per le piante”.

Una volta concluso il giro presso i vari produttori, è arrivato il momento di confezionare le ceste, che possono essere di peso diverso e dunque di prezzo diverso. Quindi si parte per la distribuzione in città.

Nei punti vendita convenzionati – solo a Lione sono una ventina – si passa a ritirare quel che si è ordinato su Internet all’inizio della settimana. Martin è spesso presente, trait d’union tra campagna e città. “Cerco di essere il più sincero possibile, i produttori fanno il loro lavoro, ci mettono il cuore, ed è quello che io cerco di trasmettere”.

Séverine ha tre figli, acquista regolarmente prodotti bio che integra però con la spesa al supermercato, ma apprezza la possibilità di incontrare i produttori e di saperne di più sulla loro attività, compresi i problemi causati dal maltempo. “Per me – dice – è importante mantenere un legame con la natura, con i prodotti di stagione, ci permette di essere in contatto con quello che si coltiva vicino a noi.

E poi non è così più caro rispetto alla frutta e verdura acquistate al supermercato, che arrivano dall’altra parte della Terra in aereo, consumando un sacco di kerosene, e che in più hanno perso tutte le vitamine durante il trasporto”.

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