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Copenhagen, la bozza dello scandalo

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Copenhagen, la bozza dello scandalo

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Tutti sembrano d’accordo: dal summit di Copenhagen, oggi al terzo giorno di lavori tecnici, non uscirà un documento vincolante contro i cambiamenti climatici. Ma solo un’intesa di massima che potrebbe in un secondo momento diventare un trattato. La strada verso quest’intesa è comunque impervia. Una bozza di accordo, attribuita al governo danese, ha già cominciato a circolare, provocando l’irritazione dei Paesi in via di sviluppo.

Il capo negoziatore della Commissione europea cerca di gettare acqua sul fuoco: “Non ha alcuna validità, è solo un pezzo di carta. Gli unici testi che contano sono quelli che tutti possono negoziare”.

A contrariare i Paesi in via di sviluppo, Cina in testa, è stato proprio il fatto che la bozza danese pare essere fatta su misura per le economia più forti. Prevede per esempio un sistema unico di riduzione delle emissioni, mentre la Cina vorrebbe una disciplina speciale per i meno ricchi”.

“Quello che è successo è molto grave – dice il rappresentante del G77, il gruppo che riunisce i paesi in via di sviluppo -. Si tratta di una violazione delle regole che minaccia l’esito del negoziato di Copenhagen”.

I Paesi poveri, insomma, cercano di far sentire la loro voce dentro e fuori le sedi dove si riuniscono i 15 mila rappresentanti di 192 Stati. A prendere la decisione finale sarà un vertice di capi di Stato e di governo il 18 dicembre.