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Copenhagen: gli obiettivi della Conferenza sul clima

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Copenhagen: gli obiettivi della Conferenza sul clima

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Le conseguenze del surriscaldamento climatico sono tangibili anche in vaste zone del Kenya. Qui il deserto avanza, facilitato dalla siccità. Le popolazioni nomadi hanno enormi difficoltà a nutrire il bestiame. La fame minaccia dieci milioni di persone. Solo il ricorso a misure drastiche consentirà di evitare il peggio.

A Copenhagen l’Onu si è data come obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 50% – rispetto ai valori del 1990 – entro il 2050. Occorre poi impedire che la temperatura globale aumenti più’ di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. Dal ’92, anno dell’adozione della Convenzione Onu sul cambiamento climatico stipulata a Rio de Janeiro, le emissioni sono aumentate del 30%. Invertire la tendenza è diventato imprescindibile. La Cina è il paese che in termini assoluti emette più’ CO2. Pechino si è impegnata a ridurre la sua cosiddetta ‘intensità carbonica’, ossia le emissioni calcolate per unità di Prodotto Interno Lordo, del 40-45% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005; gli Usa puntano a una riduzione del 3% sui valori del ’90; 20% promette l’Unione Europea; la Russia si impegna a un taglio del 22-25%; il Giappone del 25%; l’India, come la Cina, preferisce parlare di riduzione dell’intensità carbonica del 20-25% rispetto al 2005; il Canada si è dato l’obiettivo del 3% rispetto ai valori del ’90; e infine il Brasile promette un taglio delle sue emissioni del 20% avendo il 2005 come anno di riferimento. Se tutti accettano che l’aumento della temperatura globale non debba superare i 2°C, si profila un braccio di ferro tra paesi ricchi e aspiranti tali: questi ultimi non accettano controlli da parte dei paesi industrializzati senza finanziamenti e il trasferimento di tecnologie verdi.