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Antonio Guterres: "Senza un accordo sui cambiamenti climatici andiamo incontro a un disastro"

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Antonio Guterres: "Senza un accordo sui cambiamenti climatici andiamo incontro a un disastro"

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Antonio Guterres è l’alto segretario dell’Onu per i rifugiati.Una carica che ricopre dal 2005 dopo avere trascorso 25 anni in Portogallo dove è stato anche primo ministro. Oggi sono 42 milioni i rifugiati secondo i dati resi dalle Nazioni Unite. Secondo la rivista Forbes Guterres è tra i cento uomini più influenti del pianeta.

euronews: Nell’ultimo anno, il numero di rifugiati che ha fatto ritorno in patria è caduto al 17%. Come valuta questa situazione? Guterres: Questo dato si riferisce ai rifugiati politici. Persone che hanno lasciato il loro Paese generalmente a causa di conflitti, quello che abbiamo osservato lo scorso anno è che molti dei conflitti in corso non sono terminati. Erano attesi ritorni di massa in diversi Paesi, ma lo scorso anno non si sono realizzati a causa della ripresa della violenza in Afghanistan. L’est Congo è ancora instabile. A sud del Sudan abbiamo osservato la ripresa di conflitti interetnici. Cosi lo scorso anno il numero dei rifugiati che fa ritorno a casa, sfortunatamente, anche se ne abbiamo aiutati circa 6oo mila in tutto il mondo (frase non terminata)… E’ un movimento importante. La maggior parte dei rifugiati vuole tornare a casa. Questa idea che le persone vogliono andare nei Paesi ricchi, non è vera. La maggior parte di queste persone vogliono fare ritorno a casa il piu’ presto possibile. Non appena vi siano le condizioni minime necessarie. L’anno scorso purtroppo, anche se abbiamo aiutato come ho già detto circa 600 mila rifugiati sparsi per il mondo a fare ritorno a casa, purtroppo il numero di quelli che ci sono riusciti è stato il piu basso degli ultimi 10 anni. euronews: Quest’anno hai chiesto alcuni milioni di euro per supportare la tua operazione in Pakistan. Hai accusato la comunità internazionale di essere più preoccupata per le banche che non per le crisi umanitarie. Il mondo puo’ continuare ad ignorare la crisi in Pakistan? Guterres: Beh, il mondo non sta ignorando la crisi in Pakistan, e bisogna dire che l’operazione in sè è fortemente supportata dalla comunità internazionale. Ma siamo franchi.Quando trilioni di euro possono essere mobilitati cosi’ velocemente per trarre in salvo delle banche, allora non dovrebbe essere troppo difficile trovare qualche miliardo. Stiamo parlando di misure completamente diverse, per rivolgerci in modo piu’ efficace verso la risoluzione di drammatiche crisi umanitarie che stiamo ancora combattendo. euronews: Ci sono un certo numero di isole a rischio, comprese Maldive e alcune isole del Pacifico. Quali sono le sfide che le attendono? Guterres: I cabiamenti climatici sono degli acceleratori dei fattori che creano delle variazioni a livello globale. Tra i piu’ drammatici, anche se non l’unico ad avere effetti su un largo numero di persone, è il fatto che alcune di queste isole sono destinate a scomparire. Questo crea un problema di assenza dello Stato. Sicuramente durante il nostro mandato stiamo facendo di tutto per garantire a tutte le persone il diritto alla nazionalità, ma queste situazioni vanno oltre tutto questo. Non è difficile trovare un’altra nazionalità a delle persone che sono forzate a lasciare le loro isole che affondano. Non è difficile. Ma non è abbastanza. Perchè cio che si lascia è una comunità, una nazione,un Paese, un’identità che si vorrebbe preservare. Quindi è molto di piu’ che avere diritto ad una nazionalità, ma è un diritto a salvare un’identità di quella nazione, e questo è qualcosa non facile da ottenere. E’ qualcosa su cui la comunità internazionale deve iniziare a riflettere: Come affronteremo questi problemi? Come faremo a trovare per questi Paesi una soluzione che vada al dilà del dare a queste persone semplicemente un’altra nazionalità, ma preservare la loro identità e il loro futuro? euronews: A copenaghen il tema principale sarà il taglio delle emissioni. Crede sia giusto focalizzarsi su questo? Guterres: Tagliare le emissioni è importante, ma non è sufficiente. Oggi i cambiamenti climatici stanno già avendo i loro effetti. Soprattutto sui paesi più vulnerabili. Molti dei Paesi, quelli poveri,che presentano società davvero molto fragili, saranno quelli che piu vivranno gli effetti drammatici e che hanno già avuto un impatto drammatico dei cambiamenti climatici. Dunque è importante non solo attenuare, ma anche adattarsi. Cosi come è importante ridurre le emissioni, ma anche essere sicuri che stiamo dando a questi Paesi il supporto necessario per renderli in grado di aiutarli ad organizzarsi per meglio resistere agli impatti dei cambiamenti climatici. Questo è cio’ di cui abbiamo bisogno e a cui sfortunatamente non si fa troppa attenzione. euronews: Cosa può’ fare l’Europa per questo? Guterres: Penso che l’Europa debba considerarsi chiaramente un leader nell’assumersi le responsabilità necessarie. Spero anche che l’Europa possa anche diventare un importante attore per una negoziazione comprensiva. euronews: : Tutti credono che Copenaghen sarà un fallimento. Qual è il tuo messaggio per i leader mondiali per tutto cio che riguarda i rifugiati e gli sfollati? Guterres: Il messaggio è chiaro: se un accordo completo non è possibile, allora almeno i leader mondiali dovrebbero impegnarsi fortemente almeno dal punto di vista politico. Da assicurare almeno nei mesi a seguire che un accordo possa essere possibile. Altrimenti ci troveremo ad affrontare tutti un disastro e nessuno ci dimenticherà. euronews: Il mediterraneo sta affrontando un’immensa sfida, nell’accogliere molti immigrati irregolari. Come definirebbe l’approccio europeo alla situazione e ha qualche raccomandazione da fare a proposito per migliorare le cose? Guterres (commento off sugli immigrati ): Dobbiamo essere sicuri che in Europa ci sia coerenza, in cio che riguarda le diverse politiche di accoglienza e asilo, e allo stesso tempo che anche gli oneri siano divisi. Perchè la pressione su Malta o sulla Grecia è molto piu’ alta di quella vissuta dal Portogallo, almeno per il momento. Quindi abbiamo bisogno di essere sicuri che ci sia un approccio coerente sulle politiche per la tutela dei rifugiati a livello europeo, una solidarietà vera e una cooperazione ai confini di quei Paesi che affrontano per primi gli arrivi. E’ importante che l’Europa mantegna sé stessa come un continente asilo, che garantisca l’accesso sul territorio europeo a tutte le persone che cercano protezione. I Paesi hanno il diritto di difendere sè stessi con politiche migratorie, ma nell’esercitare questo diritto questi paesi devono essere sicuri che tutte le persone che hanno bisgono di protezione siano aiutati. E la pietra miliare di questo approccio è il non rifiuto. Nessuno deve vedersi rimandare indietro verso il proprio Paese, dove il rischio di persecuzione è ancora presente. euronews: Quale è la crisi più grande che la tua organizzazione si trova ad affrontare oggi?

Guterres: La crisi più grande, secondo il mio parere è nella mente delle persone. E’ un dato di fatto che oggi nel mondo stiamo osservando una costante minaccia al valore della tolleranza che è essenziale per proteggere i rifugiati, trattare gli immigrati in modo umano, rispettare gli stranieri e tutti quelli che sono diversi. Stiamo assistendo alla crescita dell’intolleranza, vediamo svilupparsi razzismo e xenofobia anche nelle società ricche. Questo crea un ambiente negativo per i rifugiati e la loro protezione. Molto più importanti delle crisi in alcune parti del mondo o gli specifici problemi che possiamo trovarci ad affrontare in questa o quella parte del mondo, sono i muri che costruiamo nelle nostre menti.