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Dopo il No ai minareti la Svizzera si interroga

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Dopo il No ai minareti la Svizzera si interroga

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La Svizzera si guarda nel referendum anti-minareti, e non si riconosce. La maggioranza degli elettori elvetici si è detta favorevole a proibire la costruzione di nuove torri per il muezzin, come avevano proposto i conservatori dell’Udc, ispiratori della consultazione.

Ma giornali e commentatori non nascondono la loro sorpresa, e da tutta Europa cominciano a piovere giudizi negativi, e perfino allarmati. “Credo nella libertà”, ha detto a Bruxelles Beatrice Ask, ministro svedese della Giustizia. “Costruire l’Europa può essere difficile se non si riconosce il diritto alla libera espressione. Questo è il problema”. Netta critica anche dal Vaticano, che parla di diritti religiosi conculcati, e della Conferenza islamica, che accusa la destra europea di soffiare sul fuoco del fondamentalismo. “Spero che anche altri paesi faranno lo stesso”, dice Geert Wilders, leader populista olandese. “Personalmente lavorerò a una legge che vieti nuovi minareti nel mio paese”. Galvanizzati dal referendum svizzero, anche i vicini italiani della Lega Nord annunciano una proposta di legge in chiave identitaria, per aggiungere la croce cristiana nel tricolore.