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Pamuk: "Se l'Ue è liberté, égalité, fraternité, la Turchia ha un posto in Europa"

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Pamuk: "Se l'Ue è liberté, égalité, fraternité, la Turchia ha un posto in Europa"

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Non è solo il primo scrittore turco a essersi aggiudicato il Nobel. Orhan Pamuk incarna i progressi e le contraddizioni della Turchia nel suo cammino verso l’Europa.
Un’Europa che Pamuk ha percorso nelle scorse settimane per promuovere il suo ultimo romanzo. E proprio mentre veniva onorato in Francia, dove è in corso la Stagione della Turchia, nel suo paese la Corte suprema stabiliva che chiunque si sia sentito offeso dalle sue dichiarazioni su curdi e armeni può quererarlo.

euronews l’ha incontrato a Villa Gillet, a Lione.
 
euronews: Il Museo dell’Innocenza è il suo primo romanzo dopo il premio Nobel. Il Nobel ha cambiato la sua vita e il suo rapporto con il suo paese?
 
Orhan Pamuk: “Il premio Nobel non ha cambiato davvero molto la mia vita. Nel mio paese mi ha reso ancor più una figura pubblica di quanto volessi. Mi ha reso più politico di quanto io voglia essere, ma questo accade a chiunque riceva un premio Nobel, non penso che riguardi solo i turchi”.
 
euronews: Uno dei suoi temi preferiti è l’identità, e in particolare il doppio, un personaggio che si riflette in un altro, spesso addirittura trasformandosi nell’altro. Nel Castello Bianco questo succede fra un turco e un europeo. Questo significa che l’Europa e la Turchia sono in qualche modo ciascuna lo “specchio di Calibano” dell’altra?
 
Orhan Pamuk: “Sì, ci sono state epoche in cui l’Europa e la Turchia sono state lo specchio l’una dell’altra in modo ancora più evidente. Poi, con il declino dell’impero ottomano, questa Turchia specchio è diventata una sorta di segmento dell’Europa. Ma per quanto riguarda il tema dell’identità, probabilmente tutti i miei romanzi riguardano l’identità, ma quando ho cominciato a scriverli, ad esempio con il Castello Bianco, ma anche i romanzi precedenti, l’identità non era una parola alla moda fra studiosi e giornalisti. D’altra parte, la Turchia è sempre stato un paese tormentato, domande sull’identità quali ‘Siamo orientali? Siamo occidentali? quali sono le nostre radici?’ ce le siamo sempre poste. Noi ci troviamo, geograficamente e culturalmente, al tempo stesso a est e a ovest, e quelli che oggi chiamiamo problemi d’identità erano sempre emersi fra i turchi, nella politica, nella cultura turca, tutto si basa sulla retorica dell’identità”.
 
euronews: In Altri colori, lei ha inserito un capitolo dal titolo “Dov‘è l’Europa?”. Qui lei dice, fra l’altro, parlando di un’estate che ha trascorso a Ginevra: “Quando sentii per la prima volta il suono delle campane, (…) capii di aver incontrato la cristianità, e non l’Europa”. Allora, l’Europa è un club cristiano?

 Orhan Pamuk: “Se l’Europa è un club cristiano fondato sul nazionalismo e la cristianità, allora la Turchia non ha un posto in Europa. Ma se l’Europa si fonda sul principio ‘liberté, egalité, fraternité’, allora la Turchia ha un posto in Europa. Ma anche in questo caso la Turchia è in un certo senso lo specchio dell’Europa. Anche l’Europa sta decidendo della sua identità attraverso la questione dell’‘ingresso o meno della Turchia, proprio come la Turchia sta decidendo della sua identità, chiedendosi se siano l’Islam e il nazionalismo a dover definire l’identità della Turchia, o se sia invece qualche altro ideale”.
 
euronews: Quindi lei pensa che sulla porta dell’Europa ci sia il cartello “Vietato entrare”?
 
Orhan Pamuk: “In questo momento purtroppo c‘è un piccolo cartello ‘Vietato entrare’ nei rapporti turco-europei. Nel 2005 le relazioni turco-europee apparivano molto promettenti per la Turchia. Poi, a causa di alcuni conservatori – i vari Sarkozy, Angela Merkel, l’Austria – diversi paesi europei hanno cominciato a fare resistenza all’ingresso della Turchia, mentre Spagna, Italia, Inghilterra e alcune altre forze in Europa volevano la Turchia nell’Unione europea. Una metà dell’Unione europea stava aprendo le porte, un’altra metà stava chiudendo queste porte, e le due metà stavano lottando all’interno di questo che, se vogliamo, possiamo chiamare un club.
Fuori, anche i turchi stavano lottando fra di loro. Alcuni turchi - democratici, liberali, alcuni circoli d’affari, le minoranze, i curdi, e il popolo turco, la maggior parte dei turchi volevano entrare nell’Unione europea, mentre alcune forze, purtroppo – una piccola parte dell’esercito turco, alcuni gruppi mafiosi molto bravi a uccidere la gente, alcuni giornali e gruppi editoriali, e vari fanatici e ultranazionalisti, si opponevano e complottavano e compivano azioni che servivano a bloccare l’ingresso della Turchia in Europa.
Ciò che è accaduto, ora, per quello che vedo, è che da quando l’Europa ed entrambe le parti sono così indaffarate con le loro identità, c‘è stato un rallentamento, una pausa, l’entusiasmo ora si è spento.
Non vediamo proprio un cartello ‘Vietato entrare’, ma vediamo un… ‘be’… forse…’, ma non è ancora il momento, la porta non è ancora aperta. Questo mi dispiace, ma di certo non mi metto a piangere”.
 
euronews: “Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò”. L’ha riconosciuto, è l’inizio della Nuova vita. Può un libro cambiare davvero la vita di qualcuno, e lei, come scrittore, sente di poter cambiare qualcosa, magari non il mondo, ma comunque in qualche modo lasciare un segno?
 
Orhan Pamuk: “Soprattutto nel mondo non-occidentale c‘è molta infelicità, problemi economici, pressioni politiche, una sorta di aspettative apocalittiche millenaristiche di rivoluzione, utopia, quindi i libri vengono letti in questa chiave, con un grande entusiasmo, e la convinzione che il libro ti consegni la chiave del mondo e che tu possa cambiare il mondo. Naturalmente c‘è anche voglia di divertirsi. Ma le aspettative radicali sul mondo sono così profonde che tu vuoi che il libro ti dica, ti sussurri queste cose con un’intensità quasi religiosa.
Quand’ero giovane, leggevo i libri in questo modo. E, eticamente, credo che i romanzi dovrebbero essere scritti e letti con quest’intensità. Se poi io ci riesca o no, è un altro problema”.
 
euronews: Il mio nome è rosso, Il libro nero, Il castello bianco, Altri colori… Si direbbe che il suo passato da pittore le abbia lasciato un’ossessione per i colori. Di che colore dipingerebbe la Turchia di oggi?
 
Orhan Pamuk: “Quando mi trovo all’interno, è un’anarchia di colori, e mi piace. Quando sono fuori, appare come una montagna distante, come pitture cinesi, un colore sfumato, e lo desideri, ed è bellissimo. All’interno, è così forte che ti turba. Ti piace, ma provoca anche un turbamento dentro di te. Quindi posso dire che la Turchia è di molti colori, da fuori è un bel colore che si ricorda con nostalgia. Quando sei dentro, i colori e la loro ricchezza ti sfiniscono. Ma in ogni circostanza posso scrivere del mio paese”.