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La Cina verso Copenaghen: "L'Occidente rispetti Kyoto"

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La Cina verso Copenaghen: "L'Occidente rispetti Kyoto"

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In vista della Conferenza di Copenhagen, la Cina reclama un “reale” accordo sul clima. Il rimprovero è ai paesi industrializzati e a quelli europei in particolare. Alcuni di questi, secondo Pechino, avrebbero addirittura aumentato le loro emissioni di anidride carbonica.

Divenuto il primo produttore al mondo di gas-serra davanti agli Stati Uniti, la Cina alza ora la voce e rifiuta di sacrificare la propria crescita, in favore di una riduzione delle emissioni inquinanti. Crescita ed emissioni, quindi: due parametri però soltanto in apparenza impossibili da dissociare. A fronte di un aumento della crescita di poco più dell’1,5% rispetto al quinquennio precedente, fra il 2001 e 2008 si sono infatti registrati in Cina un’impennata del consumo energetico superiore all’8% annuo e un boom delle emissioni di Co2 che sfiora addirittura il 10%. Lo scorso settembre, al summit dell’Onu sul clima, il presidente cinese Hu Jintao ha ricordato che la priorità del suo paese rimane il miglioramento degli standard di vita. Unico impegno dichiarato: una “sensibile” riduzione dei gas inquinanti entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005. Le emissioni, secondo la Cina, non potrebbero insomma che esser ridotte in una “fase post-industriale”. Starebbe quindi ai paesi già industrializzati attenersi al principio delle “responsabilità comuni ma differenziate”, stabilito dal protocollo di Kyoto. Principio secondo il quale proprio questi ultimi dovrebbero assumersi l’onere delle riduzioni di Co2, attraverso il trasferimento di “tecnologie verdi” ai paesi in via di sviluppo. Richiamandosi al protocollo di Kyoto, a cui ha aderito nel 2002, Pechino reclama quindi una deroga fino al 2020, prima di assumere impegni vincolanti in merito alla riduzione delle proprie emissioni. Per l’industria cinese un sostanziale vantaggio, soprattutto di fronte alla concorrenza dei paesi occidentali.