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Battisti, sì all'estradizione. Ora decide Lula

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Battisti, sì all'estradizione. Ora decide Lula

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E’ il finto finale della vicenda Cesare Battisti. La Corte Suprema brasiliana ha dato il via libera all’estradizione dell’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo. Poi ha votato per stabilire se la propria decisione deve o meno essere vincolante per il Presidente Lula. E ha deciso che no, la decisione non è vincolante. Spetterà dunque al Capo dello Stato brasiliano decidere se porre fine ai 28 anni di latitanza dell’ex esponente dell’estrema sinistra diventato poi scrittore di romanzi noir.

“Coerentemente con la decisione del suo governo, coerentemente con la sua storia personale, coerentemente con la protezione dei diritti umani a livello internazionale, il Presidente Lula non potrà lasciare che quest’uomo torni in Italia” ha detto l’avvocato di Battisti. Nel 1981 Battisti fugge dal carcere di Frosinone, dove si trova con l’accusa di 4 omicidi. Condannato in contumacia, si rifugia in Brasile poi in Francia dove fino al 2004 è protetto dalla dottrina Mitterand che gli evita l’estradizione. Il ministro degli Esteri Franco Frattini: “Ci auguriamo ovviamente che la decisione venga considerata vincolante per ogni altra autorità brasiliana e che venga immediatamente attuata”. Ma per Lula, lunedì scorso in visita a Roma, la decisione è spinosa. Concedere l’estradizione sconfessando il proprio ministro della Giustizia, oppure negarla scontentando l’amico Massimo D’Alema e buona parte dell’opinione pubblica brasiliana.