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Raila Amolla Odinga, primo ministro del Kenya

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Raila Amolla Odinga, primo ministro del Kenya

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L’attuale primo ministro del Kenya Raila Odinga era il leader dell’opposizione quando si è presentato alle elezioni presidenziali del 2007. I risultati sono stati contestati: la commissionee elettorale aveva dichiarato vincitore Kibaki, mentre i seguaci di Odinga sospettavano di brogli il campo avverso. Risultato scontri con 1500 morti. I due pretendenti raggiungono un accordo con Olinda primo minsitro. Oggi Il Keny deve gestire i conflitti che coivolgono due stati vicini: Sudan e Somalia. In visita a Parigi il primo ministro ne parla con Euronews

EuroNews La situazione in Sudan colpisce il Kenya? Raila Odinga Quando c’era la guerra nel sud del Suadan il Kenya ha accolto molti profughi. Il trattato di pace che ha messo fine alla guerra è stato firmato a Nairobi. Al Kenya interessa che il trattato di pace venga rispettato E. Altro conflitto quello in Somalia R. O. La Somalia è un paese confinante all’est del Kenya. Purtroppo è un paese instabile da circa venti anni: non c‘è mai stato un governo stabile in Somalia. Si puo’ dire che la Somalia è un paese sull’orlo del fallimento. La pirateria è il frutto dell’instabilità politica in Somalia. Un problema che non si risolve certo in mare, ma con una soluzione politica sulla terra ferma. Il Kenya è una delle principali vittime dei pirati che infestano l’Oceano Indiano. I costi per fare affari sono diventati esorbitanti. Le compagnie di assicurazioni hanno aumentato i premi per i beni destinati al Kenya. Piu’ a sud nel continente africano lo Zimbabwe ha tentato una soluzione simile a quella messa a punto in Kenya. Dopo elezioni molto contestate il presidente Mugabe e il leader dell’opposizione si sono messi d’accordo sulla spartizione dei poteri. Ma la cooperazione si è rivelata molto piu’ difficile nello Zimbabwe che in Kenya E. Cosa ne pensa di Mugabe? R.O. Ho sempre sostenuto, e non c‘è motivo di cambiare idea, che Mugabe è il problema piu’ vasto nello Zimbabwe: è lui la causa maggiore dei problemi perchè non vuole adeguarsi al sistema democratico. La prova? Quando ha perso le elezioni non ha voluto saperne di lasciare il potere. E’ arrivato il momento che la comunità internazionale dica una volta per tutte a Mugabe adesso basta e costringerlo ad andarsene E. L’Unione Africana puo’ fare qualcosa in questo senso? R.O. Purtroppo l’Unione è impotente. Il motivo è che molti rappresentanti sono come Mugabe.Molti di loro sono al potere grazie a manovre non molte chiare. Credo che i rappresentanti piu’ moderati del continente africano dovrebbero parlare con un’unica voce. L’Africa è un continente in transizione da una democrazia con un partito unica verso una democrazia con diversi pariti. Un percorso difficile E. La siccità sta colpendo il suo paese. Com‘é la situazione? R.O. Dieci milioni di persone sono colpite dalla siccità. I comuni rurali che allevano il bestiame, gli animali stanno per morire, Finora abbiamo perso circa 200 mila bestie. Il Kenya come numerosi altri paesi africani deve sopravvivere a due flagelli: la siccità e le inondazioni. I cambiamenti climatici colpisce l’Africa in maniera drammatica. E. La prossima conferenza sul clima a Copenhagen cercherà di affrontare i problemi ambientali su base internazionale. Cosa chiede l’Africa e cosa è disposta a portare? R.O. L’Africa è una vittima; ma noi non andremo a Copengahen per dire chi è il carnefice chi é la vittima. Cio’ che conta è l’appoggio ai nostri sfrozi di adattamento. Vogliamo inoltre sapere come produrre l’energia verde visto che l’Africa vuole svilupparsi come gli altri paesi. E. C‘è un grande dibattito sull’efficacia dell’aiuto allo sviluppo. Secondo alcuni economisti l’aiuto uccide le iniziative collettive impedendo lo sviluppo. Qual è il suo parere? R.O. Abbiamo visto come dopo l’indipendenza e durante molti anni gli aiuti si siano perduti nel continente africano senza troppi risultati visibili. Crediamo che il denaro distribuito in questo modo favorisca lo stato di sotto sviluppo. Una parte degli aiuti a volta torna indietro al donatore. E’ per questo motivo che diciamo basta alla politica degli aiuti: vogliamo piu’ partership, piu’ investimenti: vogliamo che i mercati si aprano ai nostri prodotti. L’importante è che si tratti di veri scambi. E. Il figlio di un kenyano è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Cosa ne pensano i compatrioti R.O. E’ un fatto enorme che un uomo di origine keniana sia entrato alla casa Bianca come primo presidente afro americano. Un avvenimento molto importante al punto che in Kenia il giorno dell’elezione è stata proclamata festa nazionale. Al di là delle origini il Kenya è pronto a collaborare con Obama per il suo programma politico. Quando è venuto in Kenya ha detto: Vi do’ una mano, non il braccio: parliamo e cerchiamo di creare un mondo pacifico