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Bambini rapiti, la piaga emergente dell'Iraq

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Bambini rapiti, la piaga emergente dell'Iraq

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La violenza settaria starà anche diminuendo, ma a preoccupare le famiglie irachene, ora, sono i rapimenti dei propri figli. Muntazer aveva dieci anni quando, il 20 settembre, fu sequestrato in un quartiere residenziale di Baghdad, ucciso e cosparso d’acido per nascondere le prove.

La famiglia ha pagato l’equivalente di quasi 20.000 euro per riaverlo, ma non è mai successo. “Era un bambino innocente – dice, piangendo, la madre. Non ha fatto nulla. Stava andando dal nonno quando l’hanno preso, dicendogli di avere una bicicletta da mostrargli. Cosa ha fatto? Non ha commesso alcuno peccato. Ha commesso un crimine? Era un bimbo innocente. E’ stato torturato”. Secondo le autorità irachene, a causa della diminuzione degli attentati, ora sono altri tipi di crimine a diventare più visibili. “Le bande criminali non hanno obiettivi politici, il loro scopo principale è il crimine – spiega un funzionario del Ministero per i Diritti Umani iracheno. Quando le forze di sicurezza hanno smantellato le organizzazioni terroristiche, si ci è rivolti al crimine organizzato”. Il numero dei rapimenti non ha cifre ufficiali in Iraq, dove le famiglie hanno paura a denunciare, anche per mancanza di fiducia nelle forze di sicurezza.