ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Un francese a Berlino: il fotografo Stéphane Duroy ricorda la caduta del Muro

Lettura in corso:

Un francese a Berlino: il fotografo Stéphane Duroy ricorda la caduta del Muro

Dimensioni di testo Aa Aa

Ricardo Figueira (euronews) – Il crollo del muro di Berlino è stato sicuramente uno dei grandi eventi della seconda metà del Ventesimo Secolo. Ma se tutti conosciamo la storia è soprattutto grazie ai media, i giornali, le foto di questo avvenimento in prima pagina sui giornali di tutto il mondo.

Stéphane Duroy, Lei era fotografo all’epoca per l’Agenzia VU. La sera del 9 novembre del 1989 si trovava a Berlino, un po’ per caso. Ci puo’ raccontare la Sua reazione quando ha saputo la notizia, quando Le hanno detto che il Muro era crollato? Stéphane Duroy (fotografo): “Il giorno prima del 9 novembre ero a Berlino Est, camminavo per le vie della città, tutto era tranquillo. E’ tornando da Berlino ovest, in serata, per rientrare in albergo, che ho visto tutta quella frenesia intorno al muro… ecco, questo è stato il mio primo contatto con la caduta del muro di Berlino.” RF (en) – Immagino che abbia cominciato subito a scattare foto… SD: “Certo, ovviamente, è stato automatico. Anche se non sembrava molto interessante. Come sempre, durante questi grandi avvenimenti, succedono tante cose, l’emozione è sempre un po’ forte e nasconde le cose interessanti da fotografare. Per cui è stato necessario aspettare l’indomani per scattare le foto in grado di raccontare, per il dopo, la vera caduta del muro di Berlino.” RF (en) – Ora vorrei che commentasse alcune foto. Eccone una che è diventata famosa, un’immagine diffusa sui giornali un po’ ovunque. Quando, e dove esattamente, è stata scattata? SD: “Alla porta di Brandeburgo, di mattino molto presto, l’11 novembre, perché l’inizio del crollo del muro è stato piu’ tardi, non il 9 né il 10 novembre, ma l’11. RF (en) – E cosa è successo? SD: “C’era una folla enorme, che gridava, in modo anche violento; e c’erano gli agenti della polizia della DDR, appostata sul muro, e poi dei giovani, che brandivano mazze, e che cominciavano davvero ad abbattere il muro. Avevano in mente di creare una breccia, di sfondare il muro… era veramente la fine del Muro di Berlino, una fine fisica ma anche simbolica.” RF (en) – In questa seconda foto si vede qualcosa che a Berlino non si vede quasi piu’: grandi spazi vuoti. Lei ha fotografato Berlino negli ultimi trent’anni. Come ne ha vissuto la metamorfosi… questa città ferita che è diventata la grande metropoli di oggi? SD: “C‘è una prima interpretazione, immediata, che è quella di essere contenti che una città separata da un muro ritrovi unità, che le famiglie si ricongiungano, che la politica tedesca si riequilibri, la politica europea pure. Io, personalmente, ho un rapporto molto intimo con Berlino, per svariate ragioni. Per me la fine del Muro è stata veramente la fine di un’epoca molto particolare… era il luogo d’incontro di tanti artisti… c’era una sorta di ebollizione, un po’ narcisistica… insomma, è tutto un periodo per cui provo una certa nostalgia.” Stéphane Duroy espone le sue foto su Berlino presso la Galleria “In Camera”, a Parigi, sino al 22 dicembre. Per i tipi di Filigranes ha anche pubblicato il libro “Berlin”.