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Mostovoy, giornalista sovietico a Berlino nell'89

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Mostovoy, giornalista sovietico a Berlino nell'89

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I mezzi di informazione hanno avuto un ruolo di detonatore nella protesta che ha portato al crollo del muro di Berlino. E i mezzi di comunicazione dell’Unione Sovietica e dei paesi del Patto di Varsavia erano spesso gli unici a venire diffusi in Germania dell’Est. Vachyslav Mostovoy è il vice presidente di uno dei canali televisivi russi, tv center, ma nel 1989 era capo dell’ufficio di Berlino ovest della radio televisione sovietica Gosteleradio.

Euronews Il 9 Novembre dell’89, come ha vissuto quello che stava accadendo a Berlino? Mostovoy: “Eravamo alla conferenza stampa ormai leggendaria di Gunther Shabowski. Dopo circa un’ora di domande e risposte senza importanza, di colpo disse: e un altro annuncio, da oggi le regole per passare dall’Est all’ovest cambiano. Fu talmente inatteso che solo pochi corrispondenti presenti, quelli delle agenzie di stampa, ebbero la prontezza di comprendere il significato di quelle parole. Corsero a scrivere la notizia, mentre gli altri restarono a porre altre domande. Alla fine capimmo l’importanza dell’evento. Era proprio accaduto lì, in quel momento. E: All’epoca lavorava in Germania da tempo. Aveva previsto quello che sarebbe accaduto, e che sarebbe acaduto cosÎ in fretta e senza spargimento di sangue? M: “E’ vero, tutto è accaduto molto in fretta. Molti qvevqno già lasciato la germania dell’est attraverso l’Ungheria o la Cecoslovacchia. In Germania c’erano continue manifestazioni, a Lipsia o a Berlino il 4 novembre. Il cambiamento stava per arrivare, se lo aspettavano tutti, ma nessuno poteva prevedere che un passo talmente decisivo sarebbe avvenuto a quella velocità”. E Coée sono stati recepiti questo avvenimenti dalla gente che viveva in Unione Sovietica, dai suoi spettatori dell’epoca? M “E’ vero, tutto è accaduto molto in fretta. Molti qvevqno già lasciato la germania dell’est attraverso l’Ungheria o la Cecoslovacchia. In Germania c’erano continue manifestazioni, a Lipsia o a Berlino il 4 novembre. Il cambiamento stava per arrivare, se lo aspettavano tutti, ma nessuno poteva prevedere che un passo talmente decisivo sarebbe avvenuto a quella velocità”. E Come sono stati recepiti questo avvenimenti dalla gente che viveva in Unione Sovietica, dai suoi spettatori dell’epoca? M “In Unione Sovietica eravamo più preparati di quanto non si possa pensare. Il 1989 fu l’apice della Perestroika, della Glasnost, il processo di democratizzazione del nostro paese era piu’ avanzato che in Germania dell’est. La notizia del crollo del muro di Berlino fu accolta come naturale, anche se prematura. Tutti sapevano che il regime della Germania dell’est era molto forte, e ben strutturato. E Numerosi sondaggi hanno mostrato che la percentuale di russi che non sanno cosa pensare a proposito del muro è aumentata in dieci anni dall’11 al 20 per cento, mentre il 10 per cento non sa chi e perchè costrui`il muro, pensano che sia stato eretto dagli stessi abitanti. E i tedeschi – come si sentono oggi davanti a quegli avvenimenti? M: “I cattivi ricordi se ne vanno in fretta, è nella nostra natura. Nel 1999 stavo girando un documentario sui dieci anni dal crollo del muro e mi trovavo davanti alla porta di Brandeburgo. Ho chiesto a due studentesse se sapevano dove passava il muro, e mi hanno guardato incredule, non sapevano che ci fosse un muro. Le nuove generazioni vivono nel futuro. Ma molti tedeschi hanno sentimenti ambivalenti rispetto al muro. Non esistono più due stati fisicamente separati, ma le differenze in termini di opportunità e sviluppo economico rimangono, tra este ovest. Molti pensano che il muro nell’economia e nella consapevolezza esiste da qualche parte nelle mentalità e negl animi”.