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Kovacs: "Sapevamo che l'apertura della frontiera, avrebbe reso il muro di Berlino assolutamente inutile, ma è crollato prima di quanto ci aspettassimo".

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Kovacs: "Sapevamo che l'apertura della frontiera, avrebbe reso il muro di Berlino assolutamente inutile, ma è crollato prima di quanto ci aspettassimo".

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Sergio Cantone – euronews:

– Siamo alla Commissione Europea a Bruxelles per discutere con un testimone importante delle giornate dell’89. Ne parlerò con il commissario ungherese Laszlo Kovacs. Il suo paese faceva parte del blocco sovietico e giocò il ruolo principale nella destabilizzazione dell’Impero Sovietico fin dagli scontri nel 1956 contro l’Armata Rossa. Commissario, benvenuto su euronews. Che cosa faceva la notte della caduta del Muro di Berlino? Laszlo Kovacs: Ero a Budapest nel mio appartamento e stavo guardando la televisione come molti milioni o centinaia di milioni di persone perchè la caduta del Muro di Berlino era la caduta del simbolo della divisione dell’Europa nella Guerra Fredda. Stavo pensando e ricordando l’inizio. Perchè il cancelliere tedesco Helmut Kohl aveva dichiarato che l’Ungheria era stato il paese ad aver rimosso il primo mattone dal Muro di Berlino nel momento in cui due mesi prima era stata aperta la frontiera tra Ungheria e Austria. Un anno dopo abbiamo potuto vedere la riunificazione delle due Germania, è stato davvero un grande evento, di importanza storica. Sergio Cantone – euronews: – Ebbe l’impressione che fosse la fine di tutto il sistema, che fosse destinato al collasso, tutto il sistema sovietico e comunista. Laszlo Kovacs: “A quel tempo sì. Ma la cosa interessante avvenne due mesi prima, quando aprimmo il confine tra Ungheria e Austria, in quel momento le nostre aspettative non arrivavano a tanto. A quel tempo sapevamo che l’apertura della frontiera, avrebbe reso il muro di Berlino assolutamente inutile, ma è crollato prima di quanto ci aspettassimo”. Sergio Cantone – euronews: – Come hanno reagito gli altri Ungheresi la notte del 9 novembre. Ebbero l’impressione che stava finendo tutto? Laszlo Kovacs: “Penso di sì, perchè in Ungheria nel frattempo la transizione politica ed economica è andata piuttosto lontano. Eravamo pronti per le prime veramente libere e democratiche elezioni. I cambiamenti in Ungheria erano stati grandi, come negli altri principali paesi del Blocco Sovietico. La Polonia fu il corridoio, ma l’Ungheria la seguì e così penso fecero gli altri paesi”. Sergio Cantone – euronews: – Come si trasformò l’Ungheria dopo questo cambio di regime avvenuto venti anni fa. Laszlo Kovacs: “Per quanto riguarda la politica estera e insisto sulla politica estera perchè più tardi, con la seconda elezione che vinse il Partito Socialista, quando diventai Ministro degli esteri del paese e lo fui ancora nel 2002 prima di arrivare a Bruxelles, allora, per quanto riguarda la politica estera si trattò del più grande cambiamento capace di concretizzare le nostre aspirazioni di adesione all’Unione Europea e alla Nato”. Sergio Cantone – euronews: – Commissario, lei fu un uomo di apparato del Partito Comunista, in quei giorni era a capo del Dipartimento Relazioni Internazionali. E ora lei è un uomo di apparato, l’apparato dell’Europa, c‘è un legame tra questi due apparati? Laszlo Kovacs: “Certamente ci sono dei legami, anche legami personali, perchè quando lavoravo al Partito, nel quartier generale negli anni ’80 come vice capo del Dipartimento Internazionale – non ero capo, ma solo vice – seguivo sia le relazioni tra l’Ungheria e i paesi dell’Occidente sia le relazioni tra il partito ungherese e i partiti social-democratici occidentali. Molti dei miei ex colleghi conosciuti anche durante i movimenti giovanili non occupano posizioni di potere nell’Europa occidentale, come leader dei partiti socialdemocratici”.