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A Fort Hood il ricordo delle vittime, la ricerca di una spiegazione

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A Fort Hood il ricordo delle vittime, la ricerca di una spiegazione

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Un minuto di silenzio per ricordare le vittime di una strage per la quale l’America cerca una spiegazione. A Fort Hood, in Texas, le famiglie e gli amici delle tredici persone uccise nella sparatoria di giovedì si sono riunite alla base militare in loro memoria. Per molti, un massacro incomprensibile, quello compiuto dall’ufficiale medico di origine palestinese Nidal Malik Hasan.

Ora lo attende il processo. Secondo alcune testimonianze, Nidal Malik Hasan avrebbe gridato il nome di Allah prima del massacro. Le indagini proseguono per fare chiarezza su cosa lo abbia spinto ad aprire i fuoco all’impazzata. Trentanove anni, l’uomo, a molti, appariva come una persona normale. Il proprietario dell’appartamento ha detto che non aveva nemici. Un vicino racconta di un colloquio, in cui l’uomo gli avrebbe comunicato il piacere di averlo conosciuto. Nella sparatoria sono rimasti uccisi dodici militari e un civile. Una trentina le persone ferite, alcune sono in gravi condizioni. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe sparato oltre cento colpi, non con un’arma in dotazione all’esercito, ma con armi private. La gravità dell’episodio ha spinto il presidente Barack Obama a prendere in considerazione il rinvio della sua visita in Giappone per partecipare alla cerimonia di commerazione delle vittime della strage.